Il Tirreno

La rockstar e il prof, gli amici di Zocca Vasco: mi mancherai, eri il più colto

Giuseppe Boi
La rockstar e il prof, gli amici di Zocca Vasco: mi mancherai, eri il più colto

Il paese del modenese piange la scomparsa di uno dei suoi figli più noti 

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/ Pisa

Da una parte la rock star, dall’altra il professore. Il primo è l’autore di versi storici della musica leggera italiana. Il secondo è il più grande dantista d’Italia. O meglio era, perché Marco Santagata da ieri non c’è più. Una scomparsa che colpisce Vasco Rossi nel profondo. Perché il docente della Normale era nato nel suo stesso paese nell’Appennino modenese, Zocca. Perché il prof lo ha visto prima crescere e poi è diventato suo amico. Perché Rossi si rivolse a lui per la laudatio in occasione della laurea honoris causa in Scienze della comunicazione conferitagli dallo Iulm, l’università di Milano. Perché Santagata sdoganò il cantante definendolo «un poeta della giovinezza».

La notizia della scomparsa di Santagata ha colto di sorpresa Blasco. Il suo amico prof è morto lontano da lui e da Zocca in questo terribile momento storico. Un pugno nello stomaco per il cantante che ha affidato a Instagram il suo dolore e ricordo per l’amico. «Ci mancherai molto “Professore”», scrive Vasco usando non a caso le virgolette e la prima lettera maiuscola. Professore era il termine con cui il cantante si rivolgeva a Santagata sebbene si conoscessero da tempo. La maiuscola è legata al rispetto per il docente della Normale. «Con la tua intelligente e acuta ironia, eri il più istruito e colto fra noi», sottolinea Rossi che celebra Santagata come «una delle più belle teste di Zocca, il nostro “paesello natio” che hai amato tanto».

Il prof non può più rispondergli, ma potendo lo avrebbe fatto come sempre. Ossia dandogli dello «sballato, scapestrato, sconvolto, terrorista, scoppiato». Aggettivi detti in modo scherzoso da chi esaltò come pochi la musica di Vasco: «Se restiamo fermi ai contenuti, agli argomenti e ai cosiddetti messaggi, le canzoni di Vasco non dicono molto. Le sue sono canzoni vissute. E perciò vogliono un ascoltatore che le riviva. Con un termine preso dalla mia disciplina accademica, la critica letteraria, le chiamerei canzoni creaturali. Confessioni senza infingimenti, senza abbellimenti, senza idillio. Perfino la canzone più idillica che Vasco abbia scritto, “Albachiara”, si chiude con una immagine antidillica. Migliaia di persone, diverse per cultura, ceto sociale, età, si identificano in lui perché lo sballato di Zocca, il rocker di montagna esprime, non le parole, i pensieri e i sentimenti della giovinezza, ma il modo doloroso, contrastato, frustante o, all’opposto, miracolosamente e felicemente riuscito, in cui nell'adolescenza, parole, sentimenti, pensieri trovano la vita della comunicazione».

Il rapporto tra la rock star e il prof era così: tanto genio, quanto sregolatezza; tanto cultura popolare, quanto accademica; tanto ironici, quanto schietti. Insomma emiliani, o meglio quel particolare genere di abitanti dell’Emilia che sono i montanari: gente col cuore grande, che ama il rispetto e che si sa donare agli altri. —

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