Il Tirreno

Il pettegolezzo al telefono, ricordando Franca

Adriana Marmiroli
Il pettegolezzo al telefono, ricordando Franca

Platinette e il chiacchiericcio in un video per beneficenza ispirato alla Valeri. Le musiche sono del fratello di Francesco Nuti

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Adriana Marmiroli

Franca Valeri e il telefono. Un oggetto inscindibilmente legato alla grande attrice. Si trattasse della sora Cecioni o della Signorina Snob, il raccontare per filo e per segno ciò che dovrebbe restare segreto, era pratica che la grande attrice padroneggiava perfettamente. È per questo che, quando è stato coinvolto da Dario Gay nel video di Inno alla pettegola, Mauro Coruzzi alias Platinette ha subito pensato di farne un omaggio a colei che, da poco scomparsa, del pettegolezzo telefonico aveva fatto un’arte. «Anche in privato - spiega -. Quando ti parlava, dava sempre l’impressione di dirti qualcosa in gran segreto». Diretto da Daniele Gangemi, protagonisti Platinette e Gay, guest Massimiliano Rosolino, Maria Giovanna Elmi e Giancarlo Magalli, con le musiche realizzate da Giovanni Nuti, medico e musicista, pratese, fratello di Francesco Nuti. “Inno” è la storia surreale di un tradimento messo in musical e della sua divulgazione, con trasparenti citazioni della Valeri. Ottenuto dalla figlia dell’attrice, Stefania Bonfadelli, un doveroso assenso, il video è su Youtube con l’impegno a devolvere i proventi eventuali al Rifugio per Cani Franca Valeri onlus. «Arte sopraffina, quella del pettegolezzo - esordisce Platinette -. Se passa di bocca in bocca, una ragione c’è: un qualcosa di vero alla base». Non è cattivo nel profondo. «È condito solo da un filo di perfidia e forse un po’ d’invidia, e non deve fare davvero male. Certo nella sua costruzione si arriva alla creazione di una notizia lontanissima da ogni realtà». Gossip e pettegolezzo non sono la stessa cosa: «Sono figli dello stesso genitore ma diversi. Alla calunnia sono vicini ma non ne sono parenti». Perché la calunnia «distorce la verità per fare male». Una variante ulteriore e molto attuale è la fake news. «Basi di realtà non ce ne sono, ma la notizia detta, ridetta e ripetuta diventa indistinguibile dalla realtà stessa, e come tale va per il mondo a fare danno». È la vittima stessa invece a pilotare il gossip. «Voce regolata da una meravigliosa regia», lo definisce con ammirazione Coruzzi. Non lo cita, ma certo pensa al suo geniale inventore, Enrico Lucherini, negli Anni 50: prima l’immagine (finto) “paparazzata” e solo dopo la “notizia” con cui nutrire le cronache in rosa. Oggi gli si è sovrapposto il salotto tv. Lui lo conosce bene: ospite fin dagli esordi del Maurizio Costanzo Show, è opinionista ricercato in quei talk dove i fatti degli altri vengono buttati in piazza. «Non sono pettegolo , le mie prestazioni sono richieste per la mia incapacità di raccontare palle e perché oso schierarmi contro il pensiero unico di chi si accanisce contro la “vittima” di turno. Del pettegolezzo c’è chi ne fa una ragione di vita e un’arma. Ma chi telefona sta agli antipodi dei leoni da tastiera. Questi non hanno capacità di intessere parole: i cretini sono più cretini di prima». Vuoi mettere la saggezza della Signorina Snob? —



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