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Lo stupore si fa tondo Grosseto si gode il capolavoro ritrovato firmato da Botticelli
L’opera, che risale al 1480, per dieci giorni sarà alle Clarisse Il collezionista Luzzetti l’acquistò all’asta da Christie’s
Il breve corridoio del museo, volutamente scarno, porta dritto a “lui”: un magnifico “tondo” con cornice dorata, capolavoro del Botticelli, risalente a fine ‘400. Lo spazio è minimalista, niente orpelli. Luci soffuse sono puntate sull’opera come l’étoile sul palco. La fine del rettilineo sembra un vicolo cieco ma è una dolce prigione e la sensazione è che l’arte possa salvare il mondo dalla paura e dall’emergenza. L’emozione spiazza. Siamo in centro storico a Grosseto, al Polo delle Clarisse. E’ arrivato fin qua, varcando i secoli, il capolavoro “inedito” del Botticelli, proprietà privata del collezionista d’origine maremmana Gianfranco Luzzetti che finora l’ha sempre custodito nella sala del suo palazzo a Firenze, in Borgo San Jacopo. Non l’aveva mai esposto prima e ora – su richiesta del vescovo grossetano Rodolfo Cetoloni – l’ha prestato al museo per la Settimana della bellezza promossa da Diocesi e Fondazione Crocevia. In pochi giorni l’opera, che resterà esposta fino al 10 gennaio, ha “ipnotizzato” centinaia di visitatori: è la magia della bellezza, di cui proviamo a ripercorrere alcune traiettorie, arrivate fino a noi dopo 500 anni di storia. Come racconta lo storico dell’arte Mauro Papa nel catalogo scritto con Giovanni Gazzaneo, Timothy Verdon e Alessandro Beltrami, la “Madonna con Bambino, San Giovannino e l’arcangelo Gabriele” risale forse alla fine degli anni Ottanta del ‘400. In quegli anni nella bottega del maestro lavorano febbrilmente oltre al Botticelli maestranze di bottega tra cui un talentuoso allievo come Jacopo Foschi, poi diventato celebre al punto che Michelangelo lo chiamerà nel 1508 per avere consigli sulla Cappella Sistina. Creato per il mercato privato fiorentino, corredato da una cornice lignea preziosa, il tondo è destinato a una famiglia ricca, devota e appassionata delle novità rinascimentali. Quattro figure eleganti esprimono una sintesi perfetta tra componenti spirituali e mondane: la Madonna appare come una gentildonna d’alto rango. C’è stata forse una matrice perduta a monte, un “prototipo” di cui si sono perdute le tracce, dato che esiste un tondo identico nella composizione noto come Tondo Pitti. Ma perché ricorrere alla forma circolare? Nel Rinascimento il tondo nasce come “desco da parto”, un vassoio dipinto per portare i pasti alle madri che hanno appena partorito; poi perde questa funzione per diventare un oggetto decorativo. Prende forma nella casa del Filipepi nella stagione più straordinaria dell’arte e immaginiamo che sia rimasto in Italia per secoli, finché non finisce nella collezione del marchese Ricciardi Milano, che lo vende nel 1898. E poi? Dopo questa data è impossibile ricostruire i passaggi di proprietà, finché nel 1985 eccolo spuntare in un’asta di Christie’s a Londra. La scheda cita il capolavoro come “proprietà di un gentiluomo che ha voluto restare anonimo”, e la quotazione oscilla tra le 80 mila e le 120 mila sterline. Luzzetti si precipita a comprare il dipinto e lo ottiene (si può dire) “grazie al cielo”. Qualche giorno dopo l’aggiudicazione, infatti, il collezionista riceve la visita da Hong Kong di un funzionario che – per conto di un museo cinese, probabilmente l’Hong Kong Museum of art – vuole a tutti i costi l’opera. Non ha potuto partecipare all’asta di Christie’s perché ha perduto l’aereo, perciò ora tenta disperatamente un acquisto “in corner” facendo a Luzzetti un’offerta da capogiro, ma la risposta è un no categorico: Botticelli non si tocca. Il tondo, da lui inseguito con tutto l’amore possibile («Me ne sono innamorato come un figlio»), è destinato alla sua collezione privata dov’è rimasto finora. Dopo la vendita di fine ‘800, il gioiello aveva lasciato l’Italia ed era tornato nella sua Toscana grazie a lui, che ha dedicato tutta la sua vita all’arte e a cui si deve il merito d’aver acquisito opere importanti all’estero, riportandole in Italia. «Ho sempre cercato di far tornare nel mio Paese capolavori perduti e nascosti in collezioni perfino inaccessibili», racconta il mecenate che in questi anni ha regalato parte della sua inestimabile collezione alla città di Grosseto. E c’è un altro mistero sul nostro tondo, ancora tutto da decifrare. La scheda Christie’s del 1985 cita quattro vecchi certificati di autenticazione, che fanno riferimento alla mano di Botticelli e redatti da due critici “entrambi erano molto vicini al nazismo”, dice Papa. Uno (Kurt Steinbart) era fedelissimo di Hitler e l’altro, Dirk Hannema, fu arrestato con l’accusa – com’è riportato nel catalogo - di aver venduto illegalmente opere d’arte ai tedeschi occupanti. Cosa significa? «Forse che il proprietario dell’epoca era vicino ad ambienti legati al nazismo», dice lo storico dell’arte. Certo è che oggi, dopo misteriose acrobazie lungo in 5 secoli di storia, il dipinto torna a splendere in un nuovo contesto. Non più la raffinata villa di un collezionista, non più le febbricitanti stanze di un’asta londinese o (ahinoi) la dimora di un amante d’arte vicino al Führer, ma le sale di un museo toscano che si apre alla sua città (Grosseto) e al mondo. —
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