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Il sommo fotografo: gli scatti di Sestini “riportano” Dante nell’odiata-amata Firenze

Gabriele Rizza
Il sommo fotografo: gli scatti di Sestini “riportano” Dante nell’odiata-amata Firenze

La mostra da Roma arriva a Santa Maria Novella. Un viaggio in 23 immagini. «Ho seguito le tracce del poeta»

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FIRENZE. Droni, carrucole, fotocamere telecomandate ma anche subacquee sono l’armamentario di cui si è servito Massimo Sestini per la sua ultima impresa: svelare attraverso le immagini il mito dantesco, cosa lo anima e di cosa si nutre. L’occasione sono i 700 anni della morte del Sommo Poeta, variamente celebrati in tutta Italia, partendo naturalmente dai due luoghi danteschi per eccellenza, Firenze e Ravenna.

Gli scatti di Sestini, dopo l’incipit a Roma, nelle sale del Quirinale, da oggi al 6 gennaio sono visibili a Firenze, nella mostra allestita presso il complesso monumentale di Santa Maria Novella, dove sorgerà a breve il Museo della lingua italiana. Sono 23 le stazioni di questo viaggio alla ricerca dell’eredità che il padre della nostra lingua ha lasciato.

Tessere che rivelano la sua forza intellettuale, il suo potere simbolico, la sua inesauribile portata poetica e al tempo stesso profetica. Un insieme di tracce, echi, indizi che solcano la contemporaneità, sospesi nell’immaginario come nella vita di tutti i giorni, sedimentati nei luoghi eletti della cultura come nell’anonimato delle nostre città. Sestini segue questa scia ispiratrice, la annusa e la analizza con sguardo inedito, sfruttando tutta la sua inventiva irrobustita da una corredo tecnico altamente sperimentale quanto magistralmente sofisticato.

Da Firenze a Ravenna, passando per la sorgente dell’Arno sul Monte Falterona, da Venezia a Roma, Verona, Poppi, Sestini attraversa l’universo dantesco, cogliendone riverberi e urgenze. «La sfida per me - dice - è stata capire fin da subito come avrei potuto scatenare emozioni fotografando luoghi dove Dante ha vissuto, dove viene ricordato, dove si suppone sia passato, immortalando boschi, fonti e palazzi citati nella Commedia. Ho voluto creare un reportage che raccontasse la presenza del Poeta ai giorni nostri. Ho ritratto verità e contraffazione, illazioni e supposizioni, tutto quello che in pratica concorre a creare e tener vivo il suo mito a Firenze e nei luoghi dove vagò, esule e combattivo».

E allora scopriamo alcune di queste eccentriche visioni. Quella che con un’asta telescopica, sormontata da una fotocamera leggerissima, porta il visitatore all’altezza della statua di Dante in una Piazza Santa Croce svuotata dal Covid o quella che grazie a un drone fotografa l’artista Enrico Mazzone intento a realizzare l’opera lunga 97 metri, "Divina Commedia", all’interno del Mercato Coperto di Ravenna. E poi eccolo a bagno nei canali veneziani, con maschera e boccaglio, mentre fa lo slalom fra i vaporetti per immortalare "La barca di Dante" e in aria nella pancia della cupola del Brunelleschi a ritrarre il "Giudizio Universale", l’affresco di Giorgio Vasari e Federico Zuccari che riempie la volta, un "cavalletto" che per la prima volta sposta lo sguardo dall’alto verso il basso, ricorrendo a una fotocamera radiocomandata. Per finire con una panoramica di Firenze, realizzata sporgendo da un elicottero una macchina fotografica per immagini sferiche legata a un palo lungo otto metri. Da gennaio la mostra visiterà le principali capitali straniere, dotata di un catalogo edito da Centro Di .

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