La vita, l’attore, l’uomo: a tutto Albertone
Il documentario sul grande attore romano firmato da Della Casa e Taricano
IL FESTIVAL
«Alberto Sordi è una miniera senza fine». Così Steve Della Casa e Caterina Taricano registi di “Siamo in un film di Alberto Sordi?”, documentario dedicato all'Albertone nazionale, passato ieri alla quindicesima Festa di Roma. Attraverso le testimonianze di Giuliano Montaldo, Nicola Piovani, Ascanio Celestini, Vincenzo Mollica, Riccardo Rossi e lo stesso Steve Della Casa, si parla del suo rapporto con la musica e il canto, anche nel senso della musicalità della sua recitazione, del suo essere per certi versi inattuale e si affronta anche un argomento scottante e delicato il fatto di essere inviso alla sinistra (come sottolinea più volte Celestini) che lo ha sempre considerato poco più di un qualunquista, basti pensare al tormentone di Nanni Moretti: «Ve lo meritate Alberto Sordi».
Eppure il popolo, a cui idealmente si è sempre ispirata la sinistra, lo andava a vedere, lo premiava in sala fa notare Ascanio Celestini. Dice nel suo intervento Giuliano Montaldo: «Era un bancomat per i produttori che grazie ai suoi incassi potevano permettersi di fare anche altri lavori meno popolari».
Per Steve Della Casa «si è cercato con questo documentario di mettere in luce alcuni aspetti inediti dell'attore, come ad esempio il suo rapporto con la musica e il canto (come ha fatto Piovani). E questo anche grazie all'apporto di ben 42 film e i ricchi archivi di Compass e di Minerva. Con questo spirito abbiamo affrontato il lavoro, sapendo che a nostra disposizione c'erano e l'amicizia di importanti protagonisti dello spettacolo, ciascuno dei quali ci ha raccontato il suo Alberto Sordi».
Tra i tanti temi trattati in questo documentario il suo essere "più antropologo che qualunquista", l'analisi del suo rapporto con Sonego, vero e proprio alter ego, l'importanza nella sua cinematografia di un film come “Detenuto in attesa di giudizio” e anche il fatto di quanto poco nella sua vita Sordi ha alimentato il gossip sentimentale.
Per Riccardo Rossi, vero storico di Sordi : «era un vero e proprio mito. L'ho scoperto guardando in tv 'storia di un italiano', poi ho visto in sala Il marchese del Grillo e da lì ho recuperato tutto ciò che c'era da vedere su di lui». Ad inizio film, infine, c'è chi replica a Nanni Moretti e alla sua famosa frase: "Ve lo meritate Nanni Moretti". A farlo è Francesco De Gregori che dice ironico: «Sì, ce lo meritiamo, ma solo i migliori di noi». —
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