Il Tirreno

TRA CRONACA E FICTION 

Sarah e Yara, l’orrore che diventa un film

FULVIA CAPRARA
Sarah e Yara, l’orrore che diventa un film

I delitti di Brembate e Avetrana al centro di tre progetti Il produttore: le storie autentiche e “locali” sono vincenti

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L’inesauribile miniera della cronaca torna ad alimentare il cinema italiano. Non ci sono storie più appassionanti di quelle realmente accadute e forse non è un caso se, nei tempi difficili della pandemia, la voglia di scavare dentro i fatti nostri stia emergendo con forza. Rivivere eventi che hanno scioccato l’opinione pubblica, ricordare il senso di sgomento provato davanti a gesti efferati. Tutti modi per dire a noi stessi che, prima del Covid, ci sono stati altri orrori. L’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, scomparsa nella notte del 26 novembre 2010 e ritrovata morta tre mesi dopo, a poca distanza da Brembate di Sopra, sta per diventare un film con il marchio Taodue di Pietro Valsecchi: «Credo che il Covid abbia tracciato una linea molto precisa. C’era un cinema pre-Covid e ce ne sarà uno dopo-Covid. Le storie leggere, quelle stantie, senza capo né coda, non si faranno più. Raccontare i fatti di cronaca significa raccontare un Paese, tenere il polso della sua cultura, starci dentro, e, quindi, coinvolgere il pubblico». Produttore, a suo tempo, di seguitissime serie tv come Uno bianca e Il sequestro Soffiantini, Valsecchi è convinto che, oggi più che mai, prevalgano, in Italia, ma anche nel mondo, «sete di contenuti e desiderio di storie vere. Vince l’autenticità, più si è locali e più si è internazionali, e questo, considerando che il vero confronto avviene ormai sulle piattaforme digitali, è quello che fa la differenza». Del film dedicato a Yara Gambirasio si dice (ma non ci sono conferme ufficiali) che si chiamerà Il lupo e l’agnello e che a dirigerlo sarà Marco Tullio Giordana. Intanto la casa di produzione Groenlandia di Matteo Rovere annuncia un doppio progetto dedicato al delitto di Avetrana. Da una parte la serie televisiva diretta da Pippo Mezzapesa, dall’altra il documentario di Christian Letruria, scritto da Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni, autori del libro Sarah - La ragazza di Avetrana, pubblicato da Fandango a fine luglio e ora alla seconda ristampa. Mentre Sky sta preparando una serie tv dal libro La città dei vivi, di Nicola Lagioia sull’omicidio di Luca Varani. A dieci anni dalla morte della quindicenne, il volume rimette insieme, aprendo nuove piste d’indagine, i brandelli di una realtà ancora molto intricata. Dal pomeriggio del 26 agosto 2010, quello in cui l’esile ragazzina bionda esce di casa per non farvi più ritorno, alla denuncia della scomparsa, ai quarantadue giorni di ricerche, alle ore convulse in cui Avetrana «si trasforma in un set a cielo aperto, trasformando il caso in reality show dell'orrore», il giallo rivivrà nella doppia versione della ricostruzione storica e della trasposizione in forma di racconto. Tra i punti salienti quello in cui la sorte della vittima venne rivelata, in diretta televisiva, alla madre Concetta Serrano, e poi la confessione di Michele Misseri, zio della ragazza, negata dalla verità giudiziaria che, invece, indica come colpevoli del crimine la zia e la cugina di Sarah, Cosima Serrano e Sabrina Misseri, ambedue condannate all’ergastolo, nonostante le ripetute dichiarazioni di innocenza. Agli autori del libro, Misseri, condannato a 8 anni per soppressione di cadavere e inquinamento delle prove, ha scritto una lettera in cui affianca il racconto della propria infanzia alle reiterate dichiarazioni di colpevolezza. Insomma, la materia non manca. —



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