Il Tirreno

Cederna, anima persa nel Mediterraneo «Non riesco a dimenticare quelle isole»

ELENA TORRE
Cederna, anima persa nel Mediterraneo «Non riesco a dimenticare quelle isole»

L’attore si racconterà domani sera al festival di Castiglion della Pescaia 

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L’INTERVISTA



Il mare è il filo conduttore e protagonista indiscusso della quinta edizione della “Festa del cinema di mare” di Castiglione della Pescaia che per tutto il fine settimana proporrà incontri, dialoghi, proiezioni a tema e terminerà domenica sera alpresso il Cinema Castello con il Monologo “Mediterraneo Express” un racconto di Giuseppe Cederna a cui seguirà la proiezione del film vincitore del premio Oscar.
Ma cos’è il mare per Giuseppe Cederna?


«La cosa buffa è che sono un uomo montanaro/marino, nel senso che i miei bisnonni sono valtellinesi, però mia madre è sarda e quindi evidentemente questo misto di montagna e di mare ha fatto sì che il mare fosse anche un po’ nei miei geni. Mio padre oltre ad essere un ambientalista è stato un archeologo, da bambino insieme a mia madre mi portava a vedere l’Acropolie, gli scavi di Creta. Il Mediterraneo è il mio mare, e da lui devo tornare ogni anno, perché altrimenti non riesco a considerare un’estate o un autunno se non ho trascorso un mese in un’isola del cuore greca».

Mediterraneo era scritto nel suo destino, dunque.

«Io sono un attore atipico nel senso che riesco a fare tante cose, ad essere un viaggiatore e trasformare i miei viaggi in teatro e in libri, a raccontare in tanti modi le mie passioni, la poesia, la geografia, la storia, l’avventura, il dolore anche perché sono stato nel 1992 a fare il testimone di guerra in Kenya in Sudan e in Somalia e quello mi ha molto toccato. In questi anni ho fatto il testimone anche nel Mediterraneo e racconterò due storie a Castiglione, una drammatica e personale, di quando ho incontrato i migranti in alcuni viaggi che ho fatto nelle isole greche qualche anno fa e in uno di questi viaggi un poliziotto greco mi ha preso per un braccio scambiandomi per un migrante e spinto dietro la rete metallica dei migranti. A questo gesto mi sono ribellato perché potevo farlo, perché avevo la carta di identità, perché ero italiano, ma questo gesto mi ha riempito di paura, di dolore. Poi racconterò anche una storia divertente in cui mi prendo in giro condividendo col pubblico il ritorno nell’isola di Mediterraneo dopo dieci anni».

Alla fine allora ci è tornato. «Per dieci anni ho giurato a me stesso che non ci avrei messo piede perché un luogo troppo felice, troppo fortunato, troppo finto, perché vincere l’oscar è una cosa che sembra che te lo sei inventato, che te le sei sognato diciamoci la verità, è un po’ come vincere la lotteria. Per tanti anni non sono proprio riuscito a tornarci perché là c’erano fantasmi giovani, il successo e invece quando sono diventato un po’ più viaggiatore e scrittore sono tornato per raccontare l’emozione del ritorno, la sua gioia, la voglia di rivedere gli amici».

Ci torna spesso?

«Ogni due anni, oramai mi sento a casa, ci sono tornato almeno quindici volte e ogni volta mi ci scappa una lacrima per un motivo o per un altro. Il mediterraneo mi tocca emotivamente molto e non mi vergogno di piangere e poi penso che anche Odisseo lo fa». —

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