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Daniele Silvestri, giornata diversa «Questa volta parlerò di diritti»
Il musicista romano sarà domenica sera a Carrara per il festival “Con-vivere”
L’INTERVISTA
Daniele Silvestri sarà protagonista di un incontro dal titolo “La cosa più giusta” al festival “Con - vivere», domenica alle 21,30 sul sagrato della Chiesa del Suffragio a Carrara. Tema portante e filo rosso che lega i vari appuntamenti sono i diritti. «Occorre sempre fare chiarezza perché i diritti umani, in generale e alcuni in particolare sono sempre da ridefinire, da ridiscutere, da tutelare di nuovo perché il mondo cambia, la società di conseguenza -esordisce Daniele Silvestri -i diritti sono una materia che va sempre ridiscussa, ridefinita, aiutata. Negli ultimi settant’anni per fortuna abbiamo imparato a darli per scontati, almeno come conoscenza, e questo è in un certo senso una conquista».
Come vengono percepiti i diritti oggi?
«Sono qualcosa di fluido, la società ti porta a perdere la bussola o a privilegiare certi diritti rispetto ad altri, pensiamo a quello che stiamo vivendo e abbiamo vissuto nei mesi scorsi».
Oggi dobbiamo correggere qualcosa?
«Sì, perché c’è qualcosa di obiettivo nelle cose che possono determinare l’umore di una società, oltre ad esserci quelli che parlano sempre alla pancia delle persone, che fanno leva sulle paure delle persone, però poi ci sono cose che portano ad uno stress della collettività che prova a capire, e in quel senso vanno ridiscusse delle cose senza perdere però il timone di quella dichiarazione e delle sue linee guida».
Attenzione alle parole e all’altro due costanti nel suo lavoro.
«Ci sono elementi della modernità che stiamo vivendo soprattutto riguardo alla comunicazione, ad Internet, ai social che andrebbero valutati con attenzione e che portano buone cose. Ci sono cose che non sono venute meno come la capacità di empatia che ha un suo contraltare molto violento che poggia su quelle paure in parte comprensibili, in parte fomentate e quando i numeri diventano di un certo tipo il messaggio, quello brutto, violento, cattivo, che bananalizza e semplifica le cose e trova la soluzione nell’accusare una categoria, non per forza una razza, viaggia più veloce del suo opposto».
La cosa giusta è il titolo del suo incontro. Cosa ci aspetta?
«Ascolteremo parole, sarà una chiacchierata, farò un racconto autobiografico e racconterò come i diritti, il modo in cui l’attenzione per alcuni diritti ha attraversato il mio lavoro in questi anni e in che modo con quali battaglie abbracciate per un attimo o per sempre e perché. Mi auguro che ci siano persone che abbiamo voglia di confrontarsi con me».
Un appuntamento diverso dai concerti che sta portando in giro.
«Sì, è l’unica cosa diversa dal viaggio che sto facendo, direi anche miracolosamente in Italia in questo momento. Quello che è successo che mi ha fatto riflettere e rivedere alcune cose, mi ha costretto a ragionare su cose come il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Qual è la cosa giusta da fare ce lo chiediamo tutti i giorni, le nostre abitudini sono state stravolte e alcune siamo stati costretti a cambiarle». —
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