Il presidio
Premio Bresson a Pupi Avati «Lui era un genio, io ho fallito»
Festa grande per il regista che sta girando “Lei mi parla ancora” «Questo riconoscimento vorrei condividerlo con Mariangela Melato»
intervista
La Mostra veneziana rende omaggio a Pupi Avati, vincitore del Premio Bresson, con una cerimonia all’Hotel Excelsior presieduta dal direttore Alberto Barbera e dal presidente della Biennale Roberto Cicutto. «Mi commuove profondamente ricevere un premio dedicato a Robert Bresson, uno dei registi più alternativi della storia del cinema», dice Avati.
Trova con lui una certa affinità?
«L’intenzione di raccontare dell’uomo quello che non si vede, la parte più intima. Lui era un genio e ci è riuscito, io penso invece di avere fallito. O perlomeno di non esserci ancora arrivato».
E poi siete entrambi credenti, con un forte senso del sacro.
«Bresson affermava di voler credere alla immortalità. Anch’io prego per chiedere a Dio di esistere, la mia non è una fiducia totale, che pure desidererei tanto. Cerco di andare a messa ogni giorno, ma pregare per me rimane un grande sacrificio».
Quindi ha fede o no?
«A volte, magari in metropolitana o in un momento qualsiasi della giornata, avverto la presenza di qualcuno al di sopra e mi sento improvvisamente amato. Ma sono solo bagliori di fede autentica. Altrimenti credo perché ho bisogno della fede, è un modo per essere felice, una sorta di risarcimento».
Risarcimento di che cosa?
«Dei guai che la vita ci prepara ogni giorno. Mia madre diceva “se si chiude una porta si aprirà un portone”. L’idea provvidenziale che quando qualcosa va male è invece una fortuna, perché così si creano le condizioni per uno sforzo creativo. Fondamentale per uno scrittore o un regista».
In occasione di questo premio così prestigioso, con quale degli attori che hanno lavorato con lei vorrebbe condividerlo?
«Mariangela Melato. La feci esordire nel mio secondo film, “Thomas: gli indemoniati” e solo quando la vidi recitare sul set mi resi conto quanto i miei film fossero, fino a quel momento, artificiosi. L’incontro con lei fu, per me e per il mio cinema, l’incontro con la verità. Poi facemmo insieme uno dei rari musical italiani, “Aiutami a sognare”».
So che, per essere al Lido, ha interrotto per un giorno le riprese del suo nuovo film.
«Infatti sto ripartendo adesso per Ferrara, dove sto girando “Lei mi parla ancora” tratto dalle memorie di Giuseppe Sgarbi, il papà di Vittorio ed Elisabetta, che, prima di morire ultranovantenne, ha scritto dei libri bellissimi sul ricordo della moglie scomparsa e ancora amata dopo una vita insieme». —
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