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Regina King, gli anni Sessanta e il potere nero: «Clay e Malcom X? Niente è cambiato per noi»

GIULIA ZONCA
Regina King, gli anni Sessanta e il potere nero: «Clay e Malcom X? Niente è cambiato per noi»

Al Festival di Venezia presentata “One night in Miami”, applaudita opera prima della regista. Con qualche perplessità da parte del pubblico 

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Immaginare Cassius Clay che diventa campione del mondo dei pesi massimi a 22 anni e nemmeno si concede una festa sembra strano. Se non fosse la verità, sarebbe un buco nella sceneggiatura di “One night in Miami”, film che usa una storia di più di 50 anni fa per chiedere conto di oggi. Tanto militante da somigliare a un reclutamento. È il 25 febbraio 1964, Clay ha tolto la cintura a Sonny Lison e ci ha messo solo sei riprese «neanche un graffio». Il mondo lo cerca e lui sta in una stanza d’albergo con Sam Cook, uno dei padri del soul e Jim Brown campione della Nfl. Sono tre uomini famosissimi: Cook gira in Ferrari, Clay sta per diventare un’icona, Brown resta ancora il running back più quotato di sempre. Sono quelli che ce l’hanno fatta, sono i sogni della comunità nera, hanno i soldi, le donne e sono discriminati. Come tutti gli altri. Si vedono all’Hampton House hotel, un posto riservato alle persone di colore e si ritrovano nella camera di Malcom X dove sbattono contro una società repressa, litigano tra di loro, mangiano gelato alla vaniglia, si sentono nel posto sbagliato al momento giusto, si esaltano, si spaventano, si provocano fino a che all’alba ognuno è convinto di dover usare la propria popolarità per cambiare il mondo. Non hanno intenzione di farlo allo stesso modo, ma si sono tolti ogni alibi. Ripetono a più riprese «non si può stare a guardare» ed è come se l’incontro di boxe non fosse finito, se Clay fosse sul ring a fare a pugni contro il suo passato, contro i suoi amici, contro il mentore Malcom X. La regista Regina King ha fatto entrare i suoi personaggi dentro quella stanza dopo averli portati al limite dell’umiliazione. Li ha presentati in difficoltà, intrappolati da un sistema che non riconosce loro lo stesso valore dato ai bianchi. Li ha già spinti contro un muro. Lei, premio Oscar come attrice non protagonista per “Se la strada potesse parlare”, è alla sua opera prima e ci tiene a marchiarla da cineasta attivista: «Non ci siamo mossi da lì. Tutti i temi sono dannatamente vivi, come essere accettati, come contare, come non avere le porte chiuse dai bianchi, come farsi rispettare, come non essere chiamati negri». Nel film siparla di Potere nero, nell’attualità è il Black Lives Matter e nei dialoghi le due realtà si sovrappongono: «Con le lotte americane di questi giorni, le marce del movimento, fa impressione ripercorrere una storia vera che non può essere archiviata, siamo in un momento esplosivo».

One Night in Miami tiene Malcom X in quella stanza, con i suoi demoni. Tra la moquette e i copriletti «da quattro soldi» non ha battute in cui incita alla violenza, anche se è brutale quando porta Sam Cook al limite: «Come è che tu non hai scritto nulla di significativo per la tua gente e Bob Dylan canta Blowing in the wind? ».

Si picchia sempre questo tasto, come pugni che piovono alla ricerca del round: chi ha una faccia deve usarla perché il mondo è un posto sbagliato. Valeva allora e continua oggi: Regina King forse cerca qualcuno da portare dentro quella stanza d’albergo, in un qualsiasi luogo contemporaneo che abbia lo stesso ruolo. Cassius Clay esce da lì come Cassius X, non ancora convertito però pronto a esser Ali, a litigare con il suo governo, a rifiutarsi di fare il militare. Cook morirà qualche mese dopo, gli spareranno per una lite di cui nessuno ha mai saputo o voluto tracciare i dettagli. Morirà per prepotenza come George Floyd. Malcom X sarà assassinato l’anno successivo. Eppure quella notte a Miami resiste. Appena il film finisce la gente inizia ad applaudire, ma scorrono le frasi più famose di Malcom X e il battimani si interrompe, trattenuto, per poi ripartire sui titoli di coda. Il film convince, Malcom X continua a far discutere e l’urgenza di allora e di oggi mette paura. –



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