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Belle, brave, giovani, carismatiche Da Julie a Stacy, donne al comando
L’edizione numero 77 della rassegna parla sempre più al femminile Attrici e registe-rivelazione accanto ai totem Blanchett e Ann Hui
L’ANALISI
Al giro di boa, il bilancio della Mostra di Venezia è tutto dalla parte delle donne. Lo conferma "Cari compagni", il solido film che il maestro Andrei Konchalovsky ha presentato ieri in concorso, impaginato in uno splendido bianco e nero nella Russia del 1962. La bravissima Julie Vysotskaya interpreta una comunista convinta, cresciuta nel mito di Stalin, che dovrà ricredersi dopo una spietata strage di stato nella quale sarà coinvolta la figlia. È solo l'ultima delle donne sensibili, forti e coraggiose delle opere viste qui al Lido, opere per lo più dirette oltretutto da registe. A partire da "Miss Marx", il prodotto piu maturo della nostra Susanna Nicchiarelli, nel quale la figlia del filosofo (l'ottima Romola Garai) completa il compito del padre, convinta com'è che a essere oppressa non è solo la classe proletaria ma anche il genere femminile e scopre anche che papà Karl non è stato granché corretto con le donne. Meno riuscito "Amanti" della francese Nicole Garcia, dove la bella (e spesso nuda) Stacy Martin si divide tra un marito volgare, che ha sposato per denaro, e un amante tossico spacciatore. C'è un piano omicida, qualche colpo di scena ahinoi prevedibile, finché nel finale la donna sarà l'unica a uscirne vincente. Costruito sul modello alto dei capolavori di Claude Chabrol, il noir manca però di ritmo e di tensione, per cui scommettiamo che uscirà dal verdetto a mani vuote. Difficile invece che non ottenga un premio Vanessa Kirby, protagonista straordinaria di due ottimi film in concorso: "Pezzi di una donna" di Kornel Mundruczo e "Il mondo che verrà" di Mina Fastvold. Nel primo, forse il più meritevole finora del Leone d'Oro, è una moglie uscita per l'appunto a pezzi da un tragico parto in cui ha perduto la bambina e dovrà ricostruire la propria identità tra il conformismo perbenista della madre e l'inadeguatezza del marito. Prodotto da Martin Scorsese, il film è un thriller esistenziale trascinante e coinvolgente, di forte impatto emotivo, girato con il virtuosismo di una partitura quasi jazz. Nel secondo, una sorta di "Brockeback Mountain" al femminile, la Kirby è la moglie di un violento mandriano del West che intreccia un amore saffico con la sposa di un altro pastore, con la quale trova una profonda complicità, prima culturale (le due leggono e scrivono come fossero intellettuali parigine, anziché contadine del West) poi erotica. Insomma qui a Venezia quest'anno il cinema è donna. Del resto il presidente della giuria è Cate Blanchett, mentre il Leone d'Oro alla Carriera sarà assegnato stasera alla cinese Ann Hui. —
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