Italia
“The Duke” di Broadbent Deliziosamente ribelle con il gioiello Helen Mirren
E Venezia creò l’uomo, un premio Oscar fiero di dire «non così usuale avere un protagonista della mia età». Jim Broadbent, 71 anni portati con suntuoso talento scorta al Festival The Duke e ribalta qualsiasi stereotipo. Travolgente, brillante, nome internazionale e primo maschio in questa categoria a sfilare sul tappeto rosso. Il film firmato da Roger Michell, il regista di “Notting Hill”, è un manifesto politico travestito da commedia sofisticata. Il genere esatto sarebbe Kitchen sink, movimento culturale britannico degli Anni Sessanta, periodo raccontato nella storia, la voce di una classe lavoratrice frustrata e in rivolta contro l’autorità. E così si definisce Broadbent, un ribelle: «Mi identifico nel bisogno di sana rivolta. Sono disgustato dal trattamento riservato agli anziani nelle Rsa, e la vergogna deve spingere al cambiamento. Questa è una battaglia da fare subito». Il suo personaggio invece vuole garantire la tv senza canone ai pensionati del Regno Unito e per farlo, dopo una serie di tentativi andati a vuoto e di truffe per tirare a campare, decide di sfruttare il furto del Duca di Wellington di Francisco Goya. Dipinto da milioni di sterline sottratto alla National Gallery. Il quadro vene nascosto nella casa di questo idealista sfaccendato sposato alla ben più pragmatica Helen Mirren. Lei mantiene la famiglia con un impiego da domestica, spogliata di ogni nobiltà, anche se in una scena viene comunque chiamata «regina» perché anche con i guanti di gomma resta The Queen. Il film così preciso, ben scritto e recitato viene continuamente definito «delizioso», «adorabile» invece è tagliente: morde la Brexit con convinzione e si ritrova a essere il primo vero specchio sociale della fase post coronavirus. Siamo più poveri e soli, dipendenti da una condotta collettiva che abbiamo rimosso, «mettiamoci in testa che la salute di uno è quella di tutti». Broadbent è Kempton Bunton, un furfantello animato da sani principi, Mirren appare nel ruolo di una donna che non si è più concessa leggerezza dopo la morte della figlia, i maschi di casa sono sognatori o fanfaroni e l’avvocato (un beffardo Matthew Goode che sembra appena uscito da Downton Abbey) si piace tantissimo. Tutti abbondantemente ammaccati, come il pane che Kempton porta a casa da uno dei suoi precarissimi lavori. —
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