Il presidio
La storia di Capraia ora ha trovato casa
Un weekend di studio e incontri sull’isola: nasce un centro di documentazione con foto d’epoca, documenti, testimonianze
Rispetto alle altre isole dell’arcipelago Toscano, Capraia è molto lontana. Una sessantina di chilometri dalla costa toscana, il “continente”. Molti meno, poco più di una trentina, la separano invece da Capo Corso. Si parte solo da Livorno e per arrivare ci vogliono circa tre ore: sbarcando, ci troveremo su un’isola colorata ed aspra, dove si intravedono ancora alcune strutture del carcere chiuso ormai dagli anni Ottanta. Capraia è un’isola antica e osservata a distanza, può sembrare un po’ misteriosa e chiusa in se stessa.
Ha molto in comune con l’Alta Corsica, perché anche a Capraia “comandava” Genova. Un legame spezzato negli anni Venti quando fu “assegnata” alla provincia di Livorno. Mentre nei Settanta ci fu il passaggio della Diocesi dalla città della Lanterna a quella dei Quattro Mori.
Sabato e domenica prossimi Capraia Isola si tufferà nel suo passato, che significa anche presente e futuro. Sarà una giornata di studio a conclusione di un anno di lavoro durante il quale il progetto “Capraia. Visioni e identità” è stato portato avanti dalla Regione Toscana (assessorato cultura e università), che lo ha ideato, dalla Cooperativa Itinera di Livorno che lo ha svolto insieme a studiosi, fotografi, artisti, appassionati dell’isola.
Il sottotitolo del progetto è “Lavori in corso per un Centro di documentazione dell’isola”. Un progetto con punto di riferimento documentale nel Convento di Sant’Antonio, tra il faro e la torre genovese del porto.
L’obiettivo primario di “Visioni e identità” è quello di ricomporre un racconto fatto di storie, immagini, testimonianze, studi, documenti.
«Sparse per il paese - si legge in una scheda - come a segnare un percorso a tappe per brevi soste di riflessione, si incontrano frasi e detti tipici isolani, anche nel vecchio dialetto capraiese che ormai nessuno più parla. Seguendo questi segni come tracce di un percorso ideale, si raggiungono alcuni luoghi chiave». Fra questi proprio la Torre del Porto, dove si trova la biblioteca di Capraia (che si inserisce nella rete bibliotecaria di Livorno e della Toscana), realizzata con questo progetto regionale. Un anno di lavoro è servito per la ricognizione archivistico-documentaria; per realizzare una sezione archivio di Capraia; per la ricerca e la raccolta delle memorie.
Per quanto riguarda l’archivio è stata creata una sezione specifica da implementare, un vero e proprio work in progress. Nella sezione sono inseriti materiali - monografie, libri di storia locale, articoli, cartografie, fotografie, documenti di questura, prefettura e catasto del Novecento, libri parrocchiali - individuati presso la Biblioteca Labronica di Livorno, l’Archivio di Stato, l’Archivio diocesano, il Museo storico della comunicazione, il San (sistema archivistico nazionale), lo Sbart (sistema bibliotecario degli atenei in Toscana ) e l’Accademia della Crusca.
Fra le curiosità: sedici fotografie dell’allora ministro Costanzo Ciano in visita alla colonia marina del fascio milanese di Capraia e dodici nastri audio reperiti presso l’Accademia della Crusca contenenti registrazioni di Tina Santini Lolli. Sono in corso di inserimento altri fondi e documentazioni rinvenuti presso l’Archivio di Stato di Firenze, l’archivio di Stato di Genova e la Soprintendenza archeologica.
Del progetto faranno parte anchefilmati in super 8 girati dai cittadini. La ricerca dei video non è stata completata a causa dell’emergenza Covid-19, ma sarà ripresa a breve.
Il libro/catalogo “Capraia. Visioni e identità” è stato realizzato da Francesco Levy, fotografo professionista, con l’antropologa Margherita Neri, due giovani esperti della coop Itinera.
Emergono, dalle pagine, un insieme di immagini e narrazioni che raccontano l’isola sotto vari aspetti, si delineano le atmosfere mentre la gente parla, ricorda… camminando per le strade e le piazze isolane, Il catalogo diventa una “vetrina” dei luoghi e delle persone in modo da documentare le metamorfosi, le trasformazioni e anche le lacerazioni che hanno modificato nel tempo Capraia. L’obiettivo è quello di far riemergere una memoria collettiva e quindi l’identità dell’isola.
Si racconta con i gesti e con gli sguardi, ma soprattutto con la voce, quindi con le parole. Annalisa Nesi, professore ordinario di linguistica italiana all’Università di Siena ha approfondito per anni gli studi sul capraiese che - come già accennato - non si parla più.
Ma lo si praticava fino al Novecento, simile alla lingua còrsa più che all’idioma toscano. E comunque vari studiosi affermano che il còrso parlato nella parte centro-settentrionale della grande isola francese, è classificato come appartenente proprio ai dialetti toscani. Senza dimenticare l’influenza di Genova e del dialetto ligure. Un mix affascinante. Così come lo è quest’isola rocciosa, aspra, profumata e colorata. Da scoprire giorno per giorno. —
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