Il presidio
Cate Blanchett l’unica vera diva Con lei la Saigner e Matt Dillon
VENEZIA
Prima cosa da fare: non voltarsi indietro. Seconda: pensare positivo. Terza: mettersi nei loro panni (tricolori) ed essere contenti. La Mostra del cinema di Venezia (2-12 settembre) non sarà ricordata per le super star, impossibilitate a superare gli stretti confini nazionali determinati dalla pandemia, né per le feste (il rischio assembramento è da evitare e poi c'è il rispetto che si deve alle migliaia di vittime del coronavirus). Personalità extra europee non ci saranno, quelle europee il minimo indispensabile e fino all'ultimo chissà, personaggi noti del cinema italiano: tutti. Un anno fa sul red carpet del Palazzo del Cinema c'era il mondo, Brad Pitt e Johnny Depp, Mick Jagger e Roger Waters e il favoloso Joaquin Phoenix di Joker e Timothée Chalamet, l'immensa Meryl Streep e Scarlett Johannson per citare solo i super top. Quest'anno va diversamente, molto diversamente per i ben noti motivi, dunque pensiamo positivo, al cinema che non muore, all'annata covid-dipendente ma intanto si va. Le incertezze sono tali che la lista dei talent, di organizzatori e uffici stampa, è più secretata di sempre perché il ripensamento, il 'meglio che sto a casa' è nel conto. Tra le giurie ci sono star internazionali: la più diva di tutte, Cate Blanchett, la si immagina in una asettica campana di vetro da mesi, per proteggersi al massimo, pronta ad illuminarsi sul tappeto rosso del Palazzo del cinema con make up e abiti del suo stilista di riferimento che è italiano e sponsor della Mostra. C'è poi la francese Luduivine Saigner e l'ex Rusty il selvaggio Matt Dillon. Poi Anna Foglietta, madrina di Venezia 77 per la cerimonia di apertura e di chiusura. Attesi per Lacci di Daniele Luchetti i protagonisti Alba Rohrwacher e Luigi Lo Cascio e si spera arrivi Renzo Rossellini per The Rossellinis di Alessandro Rossellini, evento della Settimana della critica. Poi Pedro Amodovar, Pierfrancesco Favino e Alessandro Gassmann. —
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