Il presidio
Addio Hollywood Italia protagonista Subito Luchetti e Germano-Ligabue
Senza le stelle americane spazio per i nostri registi e attori «Volevo nascondermi» di Diritti sarà l’evento clou
Senza star americane, senza pubblico assiepato intorno al tappeto rosso, senza sale stracolme, senza ombra di feste roboanti. La Mostra dei «senza» si apre domani sera con Lacci di Daniele Luchetti e, prima di iniziare, è già nella storia dei festival diversi e tormentati. L’ultima kermesse dell’epoca pre-Covid, con tutto quello che adesso è proibito, sognato, rievocato, resta la Berlinale, palcoscenico, proprio in febbraio, di una grande affermazione italiana. Dal giorno dopo è iniziato tutto, e Giorgio Diritti, regista di Volevo nascondermi, il film che ha incoronato Elio Germano miglior attore sul palcoscenico della rassegna tedesca, ne sa qualcosa: «E’ difficile, anche irriguardoso, lamentarsi per come è andata - osserva -, ma la sensazione di leggero mal di stomaco resta». Dedicato al pittore Ligabue, Volevo nascondermi è arrivato in Italia sull’onda degli applausi berlinesi, ma l’incontro con il pubblico di un film così «potente e importante» è durato pochi giorni, in alcuni casi solo poche ore. Dopo il blocco causa lockdown, l’opera, dal 19 agosto, è tornata in sala: «Gli spettatori sono entusiasti. L’ho verificato anche l’altra sera, a Milano, ma è anche vero che la maggior parte della gente resta ancora lontana dai cinema, è preoccupata e impaurita. Mi auguro che il film possa restare nelle sale fino a Natale». L’importante, adesso, è resistere, e Diritti, cineasta tenace e roccioso, come certi suoi paesaggi, è andato avanti, realizzando il corto Zombie, evento speciale in cartellone alla Mostra per la chiusura della Settimana della Critica, girato a Bobbio con gli studenti del corso di regia della «Fondazione Fare cinema» di Marco Bellocchio. Il tema è l'alienazione parentale: «Ho preso parte a un corso di scrittura e regia. Dopo un po’, parlando con i ragazzi, mi è venuto spontaneo chieder loro di raccontare le cose che conoscono meglio, le famiglie, le storie personali». Il risultato è stato interessante: «E’ venuta fuori tanta sofferenza, soprattutto nelle situazioni di famiglie separate, tanti traumi, e tanti spunti di storie di cui, troppo spesso, neancheci si accorge. Il corto parla di quanto i genitori finiscano sovente, durante i conflitti, per usare i figli come strumenti di guerriglia».
Le vittime più colpite, alla fine, sono proprio i bambini, che, di quegli scontri, porteranno «le cicatrici per tutta la vita». Al centro di Zombie», interpretato da Elena Arvigo, Greta Buttafava, Sara Dho e ambientato nel giorno di Halloween, si muove la piccola Camilla che, dietro la maschera di spettro tornato in vita, osserva un mondo incapace di riempire i suoi vuoti interiori: «Sono argomenti delicati. Mi ha colpito sentire quanto siano presenti nella vita dei ragazzi, anche quelli più grandi. E’ stata un’esperienza da cui ho molto imparato, del mio lavoro amo la possibilità di confronti e arricchimenti, mi interessa lavorare sul territorio, per guadagnare una visione delle cose il più possibile ravvicinata».
Con Bellocchio, spiega Diritti, c’è una conoscenza di vecchia data, e «un rapporto di scambio, un’affinità artistica, oltre che regionale». Le radici sono importanti, dice l’autore, «anche se io mi sento a casa dappertutto e mi piace scoprire luoghi nuovi». Per parecchi anni Diritti, nato a Bologna nel ‘59, ha curato «una sorta di scuola per ragazzi che volevano fare documentari» nelle Valli Occitane, dove ha una piccola casa e dove ha realizzato Il vento fa il suo giro. La natura, in quelle zone così determinante, riveste un ruolo fondamentale nel suo modo di fare cinema. «Dopo tanti giorni di chiusura in casa, molti hanno sentito, per la prima volta, la gioia di camminare in mezzo a un bosco, di riappropriarsi del proprio respiro. Mi auguro che ci sia più sensibilità crescente nei confronti dell’ecosistema». —
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