Il Tirreno

IL PERSONAGGIO

Dal palco di Sanremo ai film di Sorrentino, il “cuore umano” della gabbrigiana Nada

alessandra bernardeschi
Dal palco di Sanremo ai film di Sorrentino, il “cuore umano” della gabbrigiana Nada

Nada Malanima si racconta. Adolescente ribelle, cantante di successo e scrittrice: «Sono ancora legata alla gente del mio paese» 

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CASTIGLIONCELLO. Ribelle e schietta. Una donna che ha saputo dire di no compiendo, da giovanissima, scelte coraggiose e rischiose per la sua carriera di interprete. Incontriamo Nada Malanima, la prima ospite del festival “La forza delle idee” condotto da Paolo Mieli, nel tardo pomeriggio all’hotel Martini di Castiglioncello. Non ama parlare della sua adolescenza quando, ancora bambina, lasciò Gabbro, dove l’artista è nata, per calcare le scene del Festival di Sanremo.

Aveva solo 15 anni quando debuttò al Festival con “Ma che freddo fa”. Un brano che ebbe un successo strepitoso. Come ha vissuto, da ragazzina, questo passaggio?
«È stato un passaggio abbastanza traumatico. Ero troppo piccola per realizzare cosa stava accadendo. La mia mamma mi iscrisse ad una scuola di canto e nel gennaio del 1969, a 15 anni, sono stata catapultata al Festival di Sanremo. Una cosa che non avevo scelto». Nel 1971 vince il Festival con il brano “Il Cuore è uno zingaro” e l’anno successivo si classifica terza con il brano “Il re di denari”. Poi la svolta. La scelta di abbandonare quel tipo di musica pop per non esservi incasellata. Inizia la sua collaborazione con cantautori quali Piero Ciampi e Paolo Conte. Ha scritto quattro romanzi, è stata attrice interpretando ruoli impegnativi, come quello di Anna Frank, con Giulio Bosetti; ha lavorato con Dario Fo nell’Opera dello Sghignazzo per poi tornare alla musica con brani scritti da lei.

Interprete, cantautrice, attrice e scrittrice quale di questi ruoli oggi le appartiene di più?
«In ogni cosa che ho fatto mi sono impegnata al massimo anche seguendo la guida di persone che hanno creduto in me. Ho voluto sperimentare cose diverse e quando fai una cosa, diventi quella cosa. Tutto fa parte di un percorso. Sono importanti gli incontri ed io mi sono messa a disposizione quando ho capito che un progetto o un percorso mi apparteneva. Anche scrivere mi appaga molto.La scrittura era una cosa che avevo dentro, sentivo che avevo qualcosa da dire. Quando salgo su un palco per cantare mi sento a casa».

Paolo Sorrentino ha scelto il suo brano “Senza un perché” e lo ha inserito nel film The Young Pope”. Le ha fatto piacere?
«Moltissimo. Si tratta di una canzone uscita 12 anni fa e che non ha avuto tanto successo. Un brano scritto da me che meritava e sono stata contenta che qualcuno l’abbia compreso. È un testo che racconta una parte del mio modo di essere, che rispecchia il mio modo di sentire».

Lei si è definita atea ma ha anche detto di pregare molto.
«Non sono cattolica ma vicina alla spiritualità, quel sentire qualcosa di più grande. Ognuno si crea i propri spazi spirituali». Nata a Gabbro da dove se ne è andata adolescente. Una vita di paese, la sua, descritta nel libro “Il mio cuore umano”.

Torna a Gabbro e se torna qual è la sensazione che prova, il suo rapporto, oggi, con i residenti?
«Sono molto legata a Gabbro ed ho presente le persone nei miei ricordi. Il libro “Il mio cuore umano” racconta la mia infanzia, il luogo e l’atmosfera che c’era. Un libro che è come una dichiarazione d’amore per ciò che avevo lasciato. Ora qualche volta ci capito, sono legata ai miei ricordi che risalgono però alla mia infanzia. Fu uno strappo doloroso, ero legata al mio paese dove stavo bene. Poi uno cresce la vita ti porta altrove».

Ha comunque scelto la Toscana come regione nella quale vivere.
«Ho abitato per tantissimi anni a Roma dove ho la famiglia. Ora abito in Maremma. Mio padre lavorava nelle grandi tenute della Maremma e lui era innamorato di quella terra. In qualche modo, andandoci ad abitare, non ho tradito. Mi sarebbe piaciuto tornare qui ma sarei stata troppo distante da Roma».

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