Il Tirreno

«Un secolo da genio, questa è Franca»: l'attrice raccontata dalla figlia

STEFANIA BONFADELLI
«Un secolo da genio, questa è Franca»: l'attrice raccontata dalla figlia

La Valeri raccontata dalla figlia: lei vuol essere definita un comico, al maschile. E ha creato una famiglia bislacca ma unica

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Cento anni. Fa un certo effetto a dirlo. Una tappa per pochi eletti. Un numero a tre cifre. Per una donna straordinaria, che di cifre ne ha avute molte come attrice, regista di prosa e di opera lirica, sceneggiatrice, scrittrice. Il numero importante calza a pennello ed era prevedibile. Lei però preferisce definirsi con una sola cifra: un comico. Mi raccomando al maschile: non è una questione di genere ma di appartenenza. Una maschera. Ma qual è stata la sua cifra di donna? Sicuramente quella di compagna di uomini particolari con cui ha sentito la necessità di condividere anche il lavoro, di amica solidale e presente, di figlia affettuosa e non da ultimo di madre per scelta e non per destino. Essere “figlia adottiva”, termine bruttino che sa di abbandono e non è certo il mio caso, meglio allora “figlia elettiva”, di un genio è una bella responsabilità, impegnativa sicuramente. Bisogna cercare di esserne all’altezza. Perché proprio io? Non so… strano forse… ma in fondo perché no?

Mi sa che c’è di mezzo la musica, l’opera in particolare, la vera passione di Franca che sicuramente ha amato più Verdi che Shakespeare. E io Verdi l’ho cantato molto. Sì, forse mi ha scelto per quello. Allora io, Verdi, mia figlia, il mio compagno, i nostri cani e gli amici storici siamo una grande bislacca famiglia inventata, di balordi forse, tra Almodovar, circolo socratico e Le catacombe (una commedia della nostra per l’appunto). Ma le siamo fedeli più di una famiglia legalmente riconosciuta, che lei definisce un insieme di sconosciuti protetti dalla legge. Noi no, non siamo protetti dalla legge ma dall’arte, dall’affetto, dall’esserci scelti e riconosciuti per comuni passioni. “Ma si può inventare un amore (in questo caso un affetto)?”, dice Franca in una sua commedia. “È la sua prerogativa” risponde la protagonista. E allora ti ritrovi a vivere quotidianamente con un genio che ha cento anni di ricordi, di aneddoti, di vita straordinaria che alla fine ti sembra veramente di aver conosciuto la Callas, Fellini, Sordi, Visconti, Pasolini, Flaiano, Laurence Olivier , Edith Piaf, Jean Genet… ti racconta di un mondo diverso, in cui le donne erano molto pettinate, e di una religione del teatro in cui contavano solo il talento e le idee. Qualche volta ti capita di rispondere al telefono e l’interlocutore dice “Buongiorno sono Sofia Loren c’è Franca? O anche, “Buonasera è la segreteria della presidenza della Repubblica” o ti succede di vedere continuamente persone che si buttano ai suoi piedi come fosse una Dea appena entri in un ristorante. Per lei è solo una nonna. Una nonna che la fa tanto ridere, “ma tanto !” dice lei, e sa che non la deve disturbare qualche volta perché “sai mamma, nonna Frenky sta scrivendo una commedia o un libro non so, ma adesso non glielo chiedo perché è molto concentrata, torniamo dopo, ma non la saluto sennò ho paura che se ne vada e io non voglio che se ne vada”. Con il genio non si litiga mai, solo un po’ di broncio quando ho deciso di mandare mia figlia alla scuola americana e non a quella francese: “peggio per te, ti crescerà ignorante”! Il genio non si arrabbia quasi mai, solo quando vede regie d’opera in chiave moderna o quando vede una donna vestita male “ma come si fa?!!”, impreca in modo da essere ben sentita dalla malcapitata. Il mondo di oggi non le piace, ma del resto come potrebbe piacerle? Troppa volgarità, troppe parolacce, troppi tatuaggi…Hai ragione Franca. Ogni tanto mi metto i tuoi occhiali di nascosto per avere l’illusione di vedere il mondo con i tuoi occhi, tanto te li rimetto sempre a posto. E siccome sono “bugiarda no, reticente”, proprio come te non riesco a dirti quanto ti voglio bene, quanto ti sono grata per avermi permesso di starti vicino, “mammona, carona, poverona!”. —


 

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