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Dieci anni senza Sarah Un libro-indagine sull’orrore di provincia e i suoi temi irrisolti
Sabrina e Cosima sono in carcere, Michele Misseri continua a professarsi colpevole. Ma ci sono buchi neri e retroscena
Per alcuni era una bambina che dimostrava molto meno della sua età. Per altri una ragazza che stava esplodendo nella fisicità e nella sensualità dei quindici anni. Di sicuro la storia di Sarah Scazzi – scomparsa a fine agosto esattamente dieci anni fa, dopo essere uscita da casa sua per andare dalla cugina – e ancor di più il mistero della sua morte hanno segnato l’immaginario collettivo. Adesso a raccontarne la storia, con incredibili retroscena e con l’aspirazione di riaprire il caso che vede condannate all’ergastolo la zia della ragazza Cosima Serrano e la cugina Sabrina Misseri, è il libro di Flavia Piccinni e di Carmine Gazzanni “Sarah” (Fandango, pp. 300). I due autori, già noti per aver firmato due anni fa “Nella Setta” (Fandango), di cui il nostro giornale si occupò ampliamente, accompagnano il lettore in Salento fra documenti esclusivi, testimonianze inedite e inquietanti retroscena. «Abbiamo studiato –spiegano i due autori – tutti i documenti senza alcun tipo di pregiudizio, fatto ricerche investigative sul campo, parlato con decine di persone. Ci siamo resi conto di clamorosi buchi neri. E siamo stati costretti a domandarci se veramente Sabrina Misseri e Cosima Serrano siano state condannate oltre ogni ragionevole dubbio. Michele Misseri, lo zio della ragazza, ci ha affidato le sue parole in cui ripercorre la sua dura vita e continua a professarsi colpevole. Al lettore la possibilità di farsi un’opinione».
Per gentile concessione di autori e casa editrice, pubblichiamo un estratto del libro.
***
Oltre le strade che costeggiano il mare del Salento, lontano dai paesaggi di sabbia e di ombrelloni – oltre le feste di cocaina, le sagre di pizzica e di taranta – si estende un piccolo Far West meridionale. Vi si arriva attraversando distese di terra rossa che si rincorrono identiche per chilometri e chilometri fra ulivi e vigneti, e che nel confine fra la provincia di Taranto, Brindisi e Lecce diventano pigre e desolate strade di cemento sconnesso. Ed è qui, fra Monte dei Diavoli e Monte della Marina, che s’affloscia un paese di appena seimila abitanti detto Avetrana e anticamente noto, prima di venire distrutto dalle invasioni saracene, come parte del feudo di Ruggiano. È un luogo considerato unanimemente periferia, non solo della provincia tarantina, ma di un Sud antichissimo e retrogrado, ancora legato ai ritmi sfiancanti della terra, prigioniero di una crudele povertà che ne condanna tutti gli abitanti, compresi i protagonisti di questa storia.
Nella storia locale pochi sono gli eventi degni di essere trasmessi. Almeno fino al 26 agosto 2010 (…).
Quella mattina in casa Scazzi c’è un inusuale fermento. È il giorno in cui si imbiancherà la casa, e fin dal primo mattino papà Giacomino si mette a lavoro sulla stanza di nonno Cosimo. Appena si alza, Sarah si veste ed esce. Non dice dove va, perché tutti sanno che la sua destinazione è casa Misseri. Dalla cugina Sabrina, vestita con pantaloncini e canottiera nera, infradito e capelli legati in una codina, effettivamente arriva. Sabrina quella mattina, anche se non sta bene, deve lavorare; Sarah allora si mette sul divano con il cellulare e ascolta la musica (…). Qualche minuto dopo mezzogiorno, mentre torna a casa, passa davanti casa della zia Emma e saluta sorridendo lo zio Giuseppe. Dunque accompagna il padre a fare la spesa. L’ultimo scontrino ha come orario le 12: 43. “Come è entrata mi ha detto – ricorda Concetta –: Mamma forse questo pomeriggio con Sabrina dobbiamo andare al mare. Però non sono sicura. Ha detto Sabrina che, se dobbiamo andare, mi manda un messaggio.”
Dopo, prosegue la donna: “Sarah come sempre è andata in camera sua, mentre Giacomo ha iniziato a pulire i secchi e i pennelli che erano stati utilizzati per la pitturazione della cucina”.
In un momento imprecisato della mattina – forse proprio in quella finestrella di tempo vuoto da impegni e ingombro di pensieri –, Sarah appunta con la sua infantile e leziosa grafia sul diario, quello con la copertina dove ha incollato alcune sue foto, quelle di Avril Lavigne e di Tom Kaulitz: “Oggi ho avuto il dolce risveglio con il trapano, ieri sera poi sono uscita un po’con Sabrina e la sua amica Mariangela, siamo andate in birreria per una Red Bull veloce, poi siamo tornate a casa e Sabrina come al solito si è arrabbiata perché dice che quando c’è Ivano io sto sempre con lui, e ti credo: almeno lui mi coccola a differenza sua, potessi avere un fidanzato così! Ma vabbè, tanto ci sono abituata...”. Sotto firma Buffy Rock 95.
Il tempo prende a scorrere lento. Si iniziano a contare i secondi. Poi alle 14: 23’31 Mariangela scrive a Sabrina un messaggio: “Il tempo di mettermi il costume e vengo”.
Trentadue secondi dopo Sabrina le risponde: “Avverto Sarah? ”.
Mariangela dodici secondi dopo le dice: “Ok”.
Neanche un minuto – 53 secondi, per la precisione –, e Sabrina scrive a Sarah: “Mettiti il costume e vieni”.
Sarah, che era solita rispondere con uno squillo, però non dà alcun cenno. Allora Sabrina due minuti dopo insiste: “Hai letto il messaggio? ”.
Dopo tredici secondi parte dal telefono di Sarah, che ha un credito di soli 3 centesimi, lo squillo. Quello è il segnale che è tutto confermato.
Giacomo sta ancora mettendo in ordine, quando Sarah esce dalla stanza e spiega a sua madre: “Sabrina mi ha mandato un messaggio perché dobbiamo andare al mare”.
Concetta la invita a restare, devono ancora pranzare, ma lei dice che non può, vuole fare il bagno e non è il caso che mangi molto. Concetta si lamenta, sbuffa che quando bisogna lavorare se la svigna sempre, Sarah però la ignora, apre il frigo, prende un cordon bleu, lo mette in padella e lo cucina: afferra un piatto, ce lo butta dentro e se lo mangia, ancora in piedi, sul tavolo della cucina con forchetta e coltello. Lascia tutto nel lavandino, va in camera e si cambia. Indossa un paio di pantaloncini rosa, una canotta rosa, sulle spalle lo zainetto e delle infradito. Nelle orecchie le cuffie, in mano il telefonino. Chiede alla madre dove sono i teli per il mare, scende in cantina a prenderne uno, dunque risale. Uscendo, dice: “Mamma, io sto andando”.
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