Il presidio
C’è la musica classica tutti i sabato mattina nella Sala Bianca a Pitti
FIRENZE
Gli Uffizi si mettono in musica. Il progetto, elaborato insieme al conservatorio Cherubini, propone tutti i sabato alle 11 (fino al 5 settembre, tranne Ferragosto) un concerto nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, aperto a tutti i visitatori della reggia medicea. «Questi appuntamenti – sottolinea il direttore Eike Schmidt – ribadiscono l’unione delle arti nel museo. La Sala Bianca, nata per la musica, riprende così il suo ruolo originario, spalleggiata dal capolavoro del Giorgione, “Le tre età dell’uomo”, metafora musicale che celebra la vita, conservato qui a fianco nella Galleria Palatina. Ora i docenti e gli allievi del conservatorio portano la musica tra le opere del museo, facendo palpitare di nuova vita le collezioni».
Il programma privilegia il repertorio del Sei/Settecento, pagine per clavicembalo, organo e archi, partendo dal Medioevo e da Bach. Ne è un manifesto il concerto di stamani, non caso titolato “Atmosfere d’Europa barocca”, che a Händel, Frescobaldi, Vivaldi, Monteverdi affianca Buxtehude, Alessandro Grandi e Jean Philippe Rameau. Il 18 luglio, la “Musica italiana tra Cinquecento e Seicento”, inquadra, con Monteverdi e Frescobaldi, autori meno noti come Giovan Battista Riccio, Giacomo Carissimi, Giovan Battista Ferrini, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Luigi Rossi e Bernardo Storace mentre il 25 luglio tocca al fisarmonicista Antonio Saulo affrontare “Un mantice a cavallo dei secoli”, spaziando fra Pachelbel, Bach, Scarlatti e Piazzolla. Il primo agosto riecheggiano i “Virtuosismi chitarristici nell’Ottocento”, da Mauro Giuliani a Dionisio Aguado; l’8 agosto il “Dialogue enchantée” si snoda fra Smetana, Fauré, Honegger e Ravel; il 22 agosto il “Cantar per scherzo” incrocia le musiche di Orlando di Lasso; il 29 agosto si esplora il repertorio di Tomaso Albinoni e infine il 5 settembre “Alla maniera di Orfeo” vede protagonista l’arpa celtica fra motivi tradizionali irlandesi, pagine del 500 inglese e spagnolo, e la celebre aria “Lascia ch’io pianga” di Händel. —
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