Regole troppo stringenti, tanti cinema non riapriranno
Roma
La voglia di ricominciare è forte, lontano dagli schermi casalinghi che hanno dominato le vite in lockdown, di nuovo nelle sale, dove il rito è nato, e dove, adesso, può tornare a ripetersi secondo la classica liturgia. Eppure i cinema, che da lunedì 15 potrebbero riaprire i battenti, saranno costretti a scontare ancora un periodo di penitenza se le norme governative che ne regolano la riapertura post-Covid non saranno modificate.
«Si tratta di luoghi di comunità dove la società può riprendere a dialogare – protesta Mario Lorini, presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti – e invece qui stiamo ancora a parlare di linee guida inaccettabili. Per noi il danno è enorme. Non capiamo perché, una volta che ci si è seduti al proprio posto, seguendo le regole del distanziamento sociale, sia obbligatorio tenere la mascherina per tutta la durata della proiezione. Quando si vede un film non si parla, si sta lì, tranquilli e beati, tra l’altro le capienze saranno ridimensionate e non credo che, almeno all’inizio, ci troveremo davanti a folle oceaniche».
La questione, in Italia, riguarda più di 4.000 schermi, collocati in oltre 1.400 strutture, senza contare le 250 arene pronte a per dar vita al progetto Moviement Village. «La nostra – continua Lorini – non è una difesa di parte. Siamo stati colpiti duramente, spero che, adesso, non ci siano edifici costretti a restare chiusi per sempre. Chiediamo solo coerenza con le regole stabilite per settori paragonabili al nostro».
Tra i film in bilico, che garantirebbero un rilancio alla grande, c’è Tenet di Christopher Nolan: «Nessuno sa quando potrà uscire, ma è stato proprio Nolan a dichiarare che gli piacerebbe che Tenet fosse il titolo simbolo del ritorno in sala dopo la pandemia». L’altro segnale importante arriva dalla Disney che annuncia, per il 22 luglio, l’uscita nei cinema di Onward, presentato all’ultima Berlinale e in attesa di arrivare al pubblico dai primi di marzo.
«L’impatto del coronavirus è stato drammatico – fa notare il presidente dell’Anica Francesco Rutelli – Gli esercenti calcolano che, in questi mesi di chiusura, si siano persi 30 milioni di euro. In una situazione pesantissima come questa ci si aspetterebbe un sostegno di praticità e concretezza, di regole chiare, comunicate in tempo». E invece le regole sono «così astruse da rendere impossibili le riaperture».
Il numero dei film pronti per ritornare sui grandi schermi aumenta ormai di ora in ora, Gabriele Muccino twitta con entusiasmo il rilancio in sala de Gli anni più belli, la Eagle Pictures fa sapere che, dal primo luglio, «dopo il successo sulle principali piattaforme», sarà proiettata nei cinema la commedia Un figlio di nome Erasmus, Vision Distribution rimette in circolo Favolacce e altri, mentre la distribuzione Vamlyn punta su La Gomera – L’isola dei fischi di Corneliu Porumboiu e Marie Curie di Marie Noelle: «Non si sa ancora bene cosa faranno gli americani – riflette Andrea Occhipinti di Lucky Red – e comunque, poter riempire le sale solo al 30% è un grosso problema».
C’è anche chi, come Stefano Iacono di Movies Inspired, progetta miracoli: «A Torino, tra il 9 e il 10 luglio, riapriamo il Cinema Greenwich e il Classico, con 4 prime visioni. Le limitazioni sono ancora troppo alte, credo che vadano modificate affinché lo spettatore, dopo che ha preso posto, possa vedersi un film senza avere l’impressione di trovarsi in una sala operatoria». —
fulvia caprara
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