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Vi osservo, mangio la mia carota e vi beffo: sono Bugs Bunny e da 80 anni mi amate, lo so

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Vi osservo, mangio la mia carota e vi beffo: sono Bugs Bunny e da 80 anni mi amate, lo so

Il compleanno di un mito. Sono furbo, cinico, curioso e chiacchierone. Ho giocato a basket con Jordan e preso a calci Hitler. E detesto Topolino  

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Furbo, curioso, abile parlatore e capace di inaspettati momenti di ingenuità e tenerezza: è Bugs Bunny, il coniglio star della serie di corti animati Warner, i Looney Tunes. Il lungo roditore grigio e bianco era nato in una versione decisamente basica e rudimentale nel 1938, ma il vero debutto nella veste classica lo fece in un cortometraggio del 1940, “Caccia al coniglio”. Insomma, festeggia i suoi 80 anni. Gli abbiamo chiesto di scrivere un articolo per noi.


Ho ottant’anni e la cosa più importante della mia vita è la carotina. Lunga, arancione, con un ciuffetto verde. La sgranocchio mentre mi appoggio a un albero e osservo gli altri, compresi voi, prima di intervenire, fare qualche disastro tipo crolli, inseguimenti ed esplosioni, e uscirne indenne, sempre. Vi guardo con calma e non nascondo che sono anche pronto a colpirvi. Ma non siete molto importanti per me. La carotina è importante, invece.

Nella mia vita ho fatto molte cose: ho fatto saltare in aria palazzi, ho vinto duelli e gare di velocità, ho preso a mazzate avversari, nemici e bravi ragazzi. Martellate, pugnalate, fucilate, bombe, bucce di banana, vetri infranti, razzi, cose del genere. Sono anche andato in guerra nel 1943 con i Marines e ho preso a calci i nazisti. Roger Rabbit? A volte mi chiedono di lui. No, non siamo parenti, ma mi sta simpatico, lui e sua moglie ci frequentiamo ogni tanto.

Poi ho giocato a basket con Michael Jordan, ma questo probabilmente lo sapete. È successo un po’ di tempo fa: sono già passati ventiquattro anni, incredibile! Troppi. Così, nel 2021 tornerò in campo in un film con LeBron James.

Che poi, io all’inizio ero una lepre. Mi avevano definito così, bello lungo e scattante, pronto a farmi beffe del cacciatore e di chiunque altro. Poi sono diventato un coniglio e mi sta bene così. I conigli sono ingiustamente discriminati: “Sei un coniglio” è un’offesa, si usa per darti del codardo, del fifone. Ora, sinceramente: vi sembro uno che ha paura?

Mi vedete spesso nel verde, tra prati e cespugli, ma in realtà io vengo da Brooklyn, con un pizzico di accento del Bronx. Devo la vita a otto signori: Ben “Bugs” Hardaway, Bob Clampett, Cal Dalton, Charles Thorson, Tex Avery, Robert McKimson, Chuck Jones e Friz Freleng. Ognuno di loro mi ha fatto del bene e ha permesso che io fossi così. E cioè brillante, sagace, reattivo, solo apparentemente indifferente.

Combatto spesso contro Daffy Duck o Taddeo, ma c’è un tipo che non sopporto proprio: Topolino. Per fortuna non ci vediamo quasi mai, lo detesto. Tutto perfettino, lui. Fa il detective, è fidanzato, bravo zio, vive felice. Non causa esplosioni, non distrugge macchine né spara cannonate: mi annoia molto. Io non sono come lui e me ne vanto. Lo detesto. Quando gli hanno dato l’onore di una stella sulla Walk of Fame a Los Angeles ne ho sofferto; l’ho avuta anch’io, ma per secondo. Per fortuna una cosa prima di lui l’ho fatta: nel 1997 sono stato il primo personaggio dei cartoni animati a essere ritratto su un francobollo (che, tra l’altro, è andato a ruba). Quando abbiamo girato un film insieme, con Roger Rabbit, la mia famiglia, che si chiama Warner, ha concesso i diritti del mio utilizzo solo a condizione che sullo schermo io comparissi per lo stesso tempo di quel topo buonista. Non un secondo di meno.

Dicono che sono cinico. Io preferisco definirmi beffardo. Quello sì, lo sono. Beffardo e anche imperturbabile.

Intere stelle possono scontrarsi e andare in pezzi, il mondo può precipitare e il cielo può caderci sulla testa. Può accadere tutto questo e il suo contrario. L’unica certezza è che io sarò comunque in piedi, appoggiato a un albero, impegnato a sgranocchiare la mia carotina. Se volete farvi raggirare da me sapete trovarmi: il terzo albero sulla destra, in fondo.

In ogni caso, vi do un consiglio: mai sottovalutare un coniglio.


 

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