Il Tirreno

«Restituiamo i dipinti e le pale alle chiese Così creeremo in Italia il museo diffuso»

Gabriele Rizza
«Restituiamo i dipinti e le pale alle chiese Così creeremo in Italia il museo diffuso»

Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, lancia un’idea destinata a far discutere 

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LA PROPOSTA

L'emergenza sanitaria, e relativa chiusura dei musei, non ha rallentato l'attività del direttore degli Uffizi Eike Schmidt. Anzi ne ha raddoppiato le energie. Così mentre accoglie di persona i primi visitatori che si affacciano agli ingressi di Boboli e di Palazzo Pitti dopo il via libera alla riapertura, e in attesa della ripartenza degli Uffizi il 3 giugno, il vulcanico Schmidt lancia una proposta densa di significato: “Credo sia giunto il momento che i musei statali compiano un atto di coraggio e restituiscano dipinti, tele, pale alle chiese e ai luoghi sacri per i quali furono originariamente creati. L'Italia si distingue per la distribuzione del patrimonio culturale su tutto il territorio. Sarebbe un modo concreto per ripristinare quel principio di 'museo diffuso', per usare la felice espressione di Antonio Paolucci. Nella loro sede originale ritroverebbero il giusto contesto architettonico e recupererebbero il rapporto con le altre opere d'arte per una 'valorizzazione virtuosa' sia storica che artistica». Si tratta di una operazione complessa, frutto di ricerche e indagini, non sempre facilmente percorribili. «Che alcune opere possano ritrovare il loro habitat e riacquisire il loro significato spirituale, pur con i dovuti distinguo, mi sembra un obiettivo importante. Per Firenze non parlo di opere acquistate nel corso dei secoli dai Medici e dei Lorena, inserite in contesti collezionistici ben precisi, ma di pale d’altare che dalle chiese spesso sono finite nei depositi dei musei o che lì sono state trasportate temporaneamente per rimanervi senza alcun passaggio di proprietà ufficiale. Va da se che prima di ogni restiuzione devono essere garantite le condizioni di sicurezza». Può farci un esempio? «Il caso forse più importante di un capolavoro sottratto al suo contesto originale si trova proprio agli Uffizi: la Pala Rucellai di Duccio di Buoninsegna, che nel 1948 fu portata via da Santa Maria Novella per essere esposta nella sala di Michelucci e Scarpa, insieme alle Maestà di Giotto e di Cimabue, pur non essendo mai entrata a far parte delle proprietà del museo». Però qui gode di una posizione vantaggiosa. “Certo agli Uffizi questo monumentale dipinto offre la possibilità di un paragone stilistico con le pale di Cimabue e Giotto, ma la sua assenza da Santa Maria Novella sottrae una parte essenziale alla sua storia e al suo senso complessivo. Mi auguro un dibattito ampio, aperto, pubblico e privo di pregiudizi sull'opportunità di restituirlo al luogo per il quale fu ideato e dipinto. Già l'idea era stata avanzata negli anni 90 da Giorgio Bonsanti ed è sacrosanto metterla in pratica. Anche a mio personale parere, 'il ritorno a casa' della pala di Duccio sarebbe non solo un atto dovuto di giustizia storica, ma anche un bellissimo modo per celebrare, nel 2021, gli 800 anni dell'insediamento dell'ordine domenicano in Santa Maria Novella, all'insegna di un dialogo sempre più fertile tra Stato e Chiesa». —

Gabriele Rizza

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