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Ci insegnava l’inglese con humour Addio al sorriso di John Peter Sloan
È morto in Sicilia, dove aveva scelto di vivere, il professore-comico-scrittore La popolarità in tv, poi la fuga verso il luogo dell’anima. Tra musica, libri e cani
LAURA ANELLO
Nella sua villetta di Menfi, tra i vigneti e la spiaggia selvaggia, in quell’estremo sud della Sicilia dove si era trasferito quattro anni fa, c’è lo stesso simpatico disordine di sempre. Ma la sua voce non si sente più. «Ma avete idea di dove siamoooo?» gridava buttandosi in mare mezzo vestito anche a gennaio, con lo stupore di chi è finito in paradiso. John Peter Sloan era così. L’insegnante di inglese più famoso d’Italia - con le sue spassose esibizioni a Zelig, i quasi sette milioni di copie vendute di manuali delle sue lezioni, e le quattro scuole di lingua a Milano, Roma e Menfi - è morto lunedì sera a 51 anni per una crisi respiratoria e un successivo infarto. Soffriva d’asma fin da bambino e aveva un enfisema per cui si stava curando, ma niente lasciava pensare che questo eterno ragazzo stralunato e irriverente se ne potesse andare da un momento all’altro, nel suo paradiso di luce del Sud, dopo una corsa all’ospedale di Sciacca.
Lascia una figlia amatissima di 19 anni, Dhalissia («Io mi chiamo John come tutti in Inghilterra, almeno con lei mi sono scatenato, un nome unico che ho inventato io, come per me lei è unica») e una compagna di 28 anni più giovane, Asia Gagliano, che era nata qui e che qui lo aveva portato dopo averlo conosciuto a un corso di inglese a Milano, fregandosene di sfidare le convenzioni su un legame con un uomo tanto più anziano e «forestiero».
Irresistibile John, che in quattro anni di permanenza in Sicilia era diventato parte irrinunciabile del paesaggio umano, una tosta Asia - appassionata di fitness, di tiro a segno, i tatuaggi sulle braccia a contrasto con una faccia da bambina - che ieri ha postato su Facebook un messaggio in terza persona per annunciare la morte di lui: «Dear all, è con grande cordoglio che vi comunichiamo che il nostro amico e mentore John Peter Sloan è venuto a mancare». Insieme si divertivano, insieme avevano aperto a Menfi la scuola d’inglese Sloan, insieme progettavano di ristrutturare la villetta in cui vivevano, ma soprattutto insieme si dedicavano alla più grande delle passioni: i cani randagi..
Aveva mantenuto gli occhi divertiti di un bambino, complice quell’apparente svagatezza che ne aveva fatto una star e gli aveva dato benessere economico dopo gli anni girovaghi come frontman del gruppo rock The Max (con loro arrivò per la prima volta in Italia megli Anni 90), le prime lezioni private per vivere, lo stupore nel vedere che con il suo inglese antiaccademico e intuitivo si divertivano adulti e bambini. Aveva lo sguardo laser dei trapiantati da un mondo all’altro che colgono tic culturali, differenze, piccole manie del proprio e dell’altrui Paese.
«Nel 2008 - raccontava - ho convinto a fatica Feltrinelli a pubblicare un libro sul mio metodo. Erano molto scettici: l’inglese è una cosa seria e non un gioco, mi dicevano. Ne stamparono il minimo, tremila copie, mentre io partii per un lavoro a Barcellona. Quando tornai ero una celebrità, e il mio libro era al primo posto in classifica. Per la prima volta non dovevo più preoccuparmi di pagare l’affitto, per la prima volta avevo più di 1.300 euro in banca».
Se gli chiedevi perché mai fosse finito qui in Sicilia, da Milano in cui si era stabilito, ti guardava come se fossi un alieno. «Qui le arance si raccolgono per strada, non si trovano al supermercato». Poi si faceva serio: «Avevo bisogno rallentare, di cambiare ritmo, avevo cominciato a bere, correvo sempre, verso la tomba». Non gli è bastato. Ma qui, nel suo Eden, aveva sempre detto di volere essere cremato. —
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