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Addio a Lucky Peterson il genio della chitarra blues
DALLAS
Un malore improvviso, secco, duro, micidiale, come gli assolo che caratterizzavano i suoi concerti, si è portato via Lucky Peterson, 55 anni, maestro della chitarra blues e dell’Hammond B3. L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla famiglia attraverso il profilo Facebook dell’artista. «È con grande dolore che annunciamo la morte di Lucky Peterson, avvenuta a Dallas, in Texas, domenica 17 maggio 2020 alle 14, 25», le 21, 25 in Italia. «Era a casa quando si è sentito male ed è stato portato con urgenza all’ospedale in condizioni critiche, dove sfortunatamente è mancato». Si ignorano, al momento le esatte cause del decesso.
Judge Kenneth Peterson (questo il nome all’anagrafe) era nato il 13 dicembre 1964 a Buffalo, New York, ed era stato un bambino prodigio. Suo padre, James Peterson, rinomato chitarrista e proprietario del The Governor’s Inn, un famoso club di roadhouse in città dove si esibivano personaggi del calibro di Willie Dixon, Buddy Guy, B. B. King, Junior Wells, Muddy Waters e Koko Taylor, aveva fatto da mentore al figlio, cresciuto letteralmente a pane e musica. Il piccolo Lucky, invece di uscire e suonare con gli altri bambini, era sempre in giro per il club imparando così a suonare coi numerosi artisti di passaggio. E fu proprio lì che Willie Dixon vide il giovanissimo Lucky esibirsi a soli cinque anni e ne intuì il talento, tanto da prenderlo sotto la sua ala protettrice e produrre il suo primo disco, un singolo intitolato “1, 2, 3, 4” uscito per la Today Records di Chicago.
Dopo aver suonato la chitarra e le tastiere tra gli altri per Etta James, Bobby “Blue” Bland e Little Milton, prestando il proprio talento in sala d’incisione anche a Otis Rush, Kenny Neil e a molte altre stelle della scena blues americana, ha pubblicato il suo primo album “vero” su Alligator Records nel 1989, “Lucky Strikes! ”, seguito da “Triple Play” nel 1991 e da altri cinque dischi per l’etichetta Verve, tra cui “Spirituals & Gospel: Dedicato a Mahalia Jackson”, con Mavis Staples e “Deep Down” con Carey Bell, sempre sull’etichetta Alligator, nel 1995. Negli anni seguenti ha poi fornato altri eccellenti lavori su varie etichette, combinando il blues contemporaneo con soul, R&B, gospel e rock per creare il suo suono unico.
Lucky Peterson era anche un grande amante dell’Italia e della Toscana in particolare. È stato ben cinque volte tra il 1991 e il 2016 nella line-up del Pistoia Blues Festival. E memorabile fu proprio la sua ultima partecipazione alla rassegna pistoiese, quando a metà del suo show scese tra il pubblico che affollava piazza Duomo, continuando a suonare la chitarra tra la gente per una decina di minuti, sorseggiando una birra, concedendosi agli scatti dei telefonini, ma senza mai togliere le dita dalle sei corde, sorridendo a tutti e cantando divertito. Nell’occasione il bluesman statunitense, molto amato per il modo informale di rapportarsi con il pubblico e per la sua generosità sul palco, incantò la platea con un’esibizione che è rimasta tra le più straordinarie e travolgenti nella storia del festival. —
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