Il Tirreno

LA COMMOZIONE 

Mattarella: estro e passione Gasdia: dolcezza e candore

Mattarella: estro e passione Gasdia: dolcezza e candore

3 MINUTI DI LETTURA





ROMA

Musicisti, artisti, politici: tutta l’Italia della cultura e non solo di unisce nel ricordo commosso, struggente di Ezio Bosso, scomparso ieri a 48 anni.

«Sono rimasto molto colpito dalla prematura scomparsa del maestro Ezio Bosso. Desidero ricordarne l’estro e la passione intensa che metteva nella musica, missione della sua vita, e la sua indomabile carica umana». le sentite parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

«Un uomo profondo e generoso, un artista esplosivo capace di trasmettere la gioia di suonare e la passione per la musica - dice il ministro della cultura, Dario Franceschini - sono molto addolorato per la scomparsa di Ezio Bosso: è un triste giorno per la cultura italiana che perde un grande interprete e compositore, un uomo straordinario che ha fatto della sua vita un messaggio di speranza e di forza».

Chi lo conosceva bene, da sempre, è Alba Parietti. «Il dolore è troppo grande, lo shock per la scomparsa di Ezio, inattesa, impensata così in queste ore, mi toglie la forza di parlare. Una tragedia che non accetto, e dalla quale lui immagino abbia voluto proteggermi. Conoscerlo è stato l’incontro con una persona di complessità assoluta e artista immenso, di fascino unico, non si poteva non esserne colpiti, coinvolti. Ezio è stata la persona più affascinante che io abbia conosciuto nella mia vita. Ho avuto la fortuna di poter condividere con lui dei momenti belli, importanti, anche se la sofferenza ora non mi permette di affrontare il dolore nemmeno con gli amici più cari. E quel che provo è un sentimento intimo, privato, esattamente come i ricordi che ho di lui, la nostra amicizia, il tempo trascorso insieme. Da custodire preziosi».

Il sovrintendente e direttore artistico della Fondazione Arena di Verona, Cecilia Gasdia, grande amica dell’artista, ha ricordato: «Sarò sempre al tuo fiancò con queste parole piene di forza e di amicizia mi ha salutato Ezio nell’ultima videochiamata di due giorni fa. Lo so Ezio, me lo ripetevi continuamente... come mi dicevi sempre che avresti voluto trasferirti a Verona, città che amavi e dove in tantissimi ti vogliamo bene. A te, anima bella, che ci hai rapito con la tua intelligenza, la tua dolcezza, la tua lucidità, il tuo candore, il tuo coraggio infinito».

L’avventura della grande popolarità cominciò al Festival di Sanremo del 2016, con conduttore e direttore artistico Carlo Conti e 13 milioni e mezzo di spettatori calamitati. L’exploit gli aprì le porte dei concerti esauriti, della prima serata su Rai3, la notte di Natale, con Che storia è la musica. Gli aprì le strade della divulgazione e della strana affabulazione. Lui, che sempre ricordava come suonare si dica «giocare» in tante lingue del mondo. Di quella fatidica sera, Conti ricorda «la magia dell’improvvisazione. Nulla, di quello che accadde sul palcoscenico dell’Ariston, era stato provato. D’altronde i momenti migliori nascono con il favore della diretta, senza averli studiati prima. E quella volta, con il maestro, accadde proprio così. Inoltre, anche per me, prima di tutto per me, fu una sensazione bellissima e molto strana: era come se ci fossimo solo noi due sul palcoscenico. Tutto il resto, il pubblico in sala, i tecnici, gli spettatori da casa, non esistevano più. Solo noi che parlavamo. Che paradosso, eh? Come se fosse un incontro intimo, molto personale, mentre ci stavano guardando in milioni. Sospesi in una bolla dove noi eravamo a colori e il resto in bianco e nero. È stato uno degli incontri più emozionanti non della mia carriera professionale ma della mia vita». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera