Il Tirreno

Vi racconto Giorgio e un po’ di Gaber Ombretta Colli e quell’amore assoluto

MARINELLA VENEGONI
Vi racconto Giorgio e un po’ di Gaber Ombretta Colli e quell’amore assoluto

La moglie del grande artista racconta la coppia e i due percorsi artistici 

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IL LIBRO

MARINELLA VENEGONI

L’inizio di una storia d’amore suscita subito curiosità intergenerazionale e interclassista. Se poi di una coppia come Ombretta Colli e Giorgio Gaber si sa più o meno tutto quanto riguarda arte e opere, l’umanizzazione per vie amorose e la trasformazione del sentimento in un percorso consolidato, solletica ancor più; c’è sempre qualcosa che ti può essere sfuggita: di solito i caratteri, e davvero in questo senso è assai interessante Chiedimi chi era Gaber, uscito per Mondadori, ad opera di Ombretta Colli e di Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Gaber. Il libro è una sorta di autobiografia a due piazze: vitale e piena di rivelazioni apparentemente minori ma cruciali, sbucano come l’edera in mezzo a percorsi che hanno segnato un’epoca. Emerge la donna di carattere Ombretta, determinata al limite della provocazione, una sognatrice concreta che abbraccia le cause e non le molla, pronta a difendere a microfonate sulla testa del suo malcapitato spettatore maschilista, il diritto ad apparire sul palco in minigonna senza che nessuno le rompa le scatole. L’altro 50 per cento della coppia è presentissimo quasi fisicamente, sempre. Come scrive Ombretta, il suo amore per Giorgio è durato quarant’anni, più sedici da quando se n’è andato: «La mattina quando mi sveglio io mi sento sposata con Giorgio».

Origini umili per entrambi, infanzia e adolescenza lietamente faticose. Ombretta faceva il doposcuola tra suore e CGIL, una miscela poi esplosiva. Su Giorgio ci sono confessioni eloquenti ed inedite: è emozionante la lettura di un articolo di suo pugno del ‘67 trovato per caso da Ombretta fra le carte, nel quale egli racconta la famiglia d’origine, le esperienze di un neoragioniere diciannovenne che si sarebbe iscritto alla Bocconi se non si fosse messa di mezzo una cantina alla Barona, dove accarezzava la passione per il jazz, con Enzo Jannacci e Adriano Celentano. Ombretta lo racconta timido, distratto e determinato. Dopo averla incontrata per la seconda volta per caso su una terrazza romana, telefona ai primi 64 alberghi di Roma e la trova, alle 3 del mattino dormiente, per farsi dare il telefono di Milano. Alla prima uscita a cena in un ristorante très chic, lascia a casa il portafoglio e il conto lo paga lei: al mattino, con un assegno le arriverà un mazzo di fiori che fa decollare l’amore. Si sposano nel ’65. Lei ha 22 anni, lui 26. Davanti, una vita frenetica, passioni da condividere e gestire con la nascita nel ‘66 di Dalia, adorata figlia unica, della quale la mamma racconta più avanti, con orgoglio, le gesta nel mondo della comunicazione.

Il libro ripercorre con dovizia i percorsi di lui, e le esperienze eclettiche di lei, cantante e poi teatrante molto brava. Ombretta spiega e difende tutte le cause per le quali combatterà, dal femminismo alla passione per l’astrologia fino all’adesione a Forza Italia: scelta che porterà sconcerto all’interno della sinistra dove i due vengono collocati da sempre. Giorgio difenderà il diritto della moglie a scegliere. —



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