Quei “folli di Dio” lontani dall’ortodossia L’affresco di Lancisi, da Milani a La Pira
Il viaggio dello scrittore e giornalista nella parte più “scomoda” della chiesa
IL LIBRO
AZELIO BIAGIONI
Mario Lancisi torna nelle librerie e lo fa con un libro che viene voglia di leggere senza mai distogliere gli occhi dalle pagine. Cita fatti, avvenimenti e curiosità legati ad esponenti della Chiesa fiorentina del dopoguerra. Si intitola “I Folli di Dio. La Pira, Milani, Balducci e gli anni dell’Isolotto” (edizioni San Paolo). 224 pagine dove la storia si intreccia ai ricordi dello scrittore e giornalista. Mario Lancisi per molti anni è stato una firma e una colonna del nostro giornale, e un collaboratore del gruppo Espresso. Oggi collabora col Corriere Fiorentino.
Nel 2015 a Firenze si tenne il convegno nazionale della Chiesa italiana, un appuntamento decennale ognuno con un proprio tema. Quello di Firenze era in riferimento ai “Folli di Dio”. «Sì – conferma Mario Lancisi – si riferiva a quelle figure del cattolicesimo fiorentino del dopoguerra come La Pira, Balducci, Milani che hanno rappresentato un punto di vista religioso anche fuori dall’ortodossia del tempo, con punti di frizione e conflitto. Tant’è che alcuni di loro furono emarginati o spostati». La loro follia era quella di avere una passione per Dio. «E che – aggiunge Lancisi – li portò a posizioni ed atteggiamenti che poi entrarono in conflitto con le gerarchie del momento. Ci furono momenti di sofferenze, tribolazioni, emarginazioni: penso a padre Balducci che fu esiliato a Frascati oppure a don Milani esiliato a Barbiana. Parabola che si conclude nel 2017 quando Papa Francesco va a Barbiana per dire che quella Chiesa che era stata messa ai margini, combattuta, condannata, era per lui la pietra d’angolo della Chiesa del futuro».
Ma chi sono i Folli di Dio? Nella spiritualità russa, sono i portatori di una sapienza che vive nella stoltezza. Ma con questa espressione sono indicati anche gli esponenti della Chiesa nella Firenze del dopoguerra: il cardinale Elia Dalla Costa, don Giulio Facibeni, Giorgio La Pira, padre Balducci, don Milani, padre Turoldo, padre Vannucci.
Una stagione, per tutta l’Italia, di profonde trasformazioni socioeconomiche (dalla ricostruzione al boom), politiche (l’avvento del centrosinistra) e religiose (il Concilio Vaticano II). Ogni personaggio che si incontra nel libro di Lancisi ha il proprio percorso, un’origine e un destino diversi, ma tutti sono accomunati da uno spirito “folle” che – come ha riconosciuto di recente anche papa Francesco – arde nel nome della giustizia, in terra ancor prima che in cielo, e della Verità divina. Mario Lancisi inizia il libro rammentando l’ultimo articolo scritto per Il Tirreno, nel luglio 2015. «Quella sera ero triste – ricorda lo scrittore e giornalista – lasciavo il giornale dove avevo vissuto per trent’anni. Andai in via Gino Capponi a Firenze vicino a dove avevamo la sede, quella è la via che rappresenta questo mondo cattolico fiorentino, lì si sono svolte le esperienze più importanti, lì ci sono stati i personaggi più interessanti da padre Turoldo a padre Balducci, da Giorgio La Pira ai fratelli Giovannoni. Tutto quel mondo aveva in questa strada una sua rappresentazione particolare. E nel mio libro ho voluto raccontare questa storia che si accavalla appunto tra storia e autobiografia».
Dopo aver letto “Lettere ad una professoressa” (scritto da don Lorenzo insieme ai suoi alunni di Barbiana) Lancisi restò folgorato. «Mi ha cambiato la vita ma soprattutto mi ha consentito di affacciarmi a questo mondo cattolico fiorentino ricco di personaggi – confida – Ecco, ho vissuto in questo contesto culturale e religioso eccezionale, non da protagonista ma da “ragazzo di bottega” però con gli occhi curiosi, partecipi, e attenti».
La chiusura del libro volge lo sguardo al futuro. Personaggi del calibro di La Pira, di don Milani e di tanti altri hanno seminato. «I semi del futuro li vedo – afferma Lancisi – Sono emerse esperienze importanti, ad esempio a Firenze penso a don Alessandro Santoro alle Piagge. E ci sono esperienze non solo toscane ma anche italiane». –
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