Il presidio
Musei, la realtà è nel virtuale il digitale è destinato a restare
Imposta dal virus, la tecnologia può dare nuova linfa alla cultura Il ceo di Alkemy: «Aziende come la nostra decisive per attirare più pubblico»
In un momento di crisi globale, i settori che producono felicità – come la cultura e il turismo – sono i più penalizzati. Ma se portare il mare a casa è impossibile, per i musei e le gallerie d’arte questo momento d’impasse potrebbe trasformarsi in una rivincita.
L’ingegner Duccio Vitali è un ottimista: ad di Alkemy, realtà nata per offrire alle aziende la possibilità di incrementare il proprio business grazie all’uso del digitale, ha elaborato una strategia che potrà essere utile sia al ministero dei Beni culturali, sia al settore privato che vive di arte e creatività. «Partendo dal fatto – spiega – che l’indotto del turismo culturale supera ogni anno i 100 miliardi sono convinto che la crisi possa diventare un’enorme opportunità di innovazione e trasformazione del sistema artistico culturale italiano se solo sapremo mettere in campo le potenzialità dei nuovi strumenti digitali e le competenze acquisite dalle aziende del settore». Esempi virtuosi che si inseriscono in un mezzo disastro. Secondo i dati Istat 2019, in Italia solo un museo su 10 ha effettuato la catalogazione digitale del patrimonio, mentre solo la metà degli istituti ha un sito web dedicato e meno della metà utilizza un canale social. Per quanto riguarda, tecnologie interattive e strumenti digitali che arricchiscono l’esperienza del visitatore in loco (tablet, touchscreen, Qr code, Ar) è ancora limitato a solo metà delle strutture italiane e solo il 10% dei musei è visitabile virtualmente.
Percorsi su misura
«Il primo obiettivo – dice Vitali - è quello di ripensare il percorso di fruizione fisica integrata a quella digitale, in modo che sia differenziata rispetto ai diversi tipi di turisti».Secondo il Ceo di Alkemy bisogna puntare su un’offerta digitale differenziata. «I nostri musei devono essere in grado di attrarre più volte la stessa persona prima, durante e dopo la visita: grazie ai Data Analytics è possibile arrivare a conoscere bene visitatori, gusti e preferenze. Il livello di efficacia di questo processo, una volta attivato, sarebbe paragonabile all’esperienza di acquisto di Amazon, o altri siti evoluti di vendita». Il processo di Data Analysis consente infatti di canalizzare gli interessi del pubblico e permetterebbe di valorizzare anche i musei «minori» .
Nuove competenze
«Il primo passo è investire in tecnologia e sviluppo formando nuove competenze e figure professionali come quelle manageriali, tecnologiche e digitali, creando nuova occupazione e favorendo l'economia del nostro Paese». E dove si trovano i fondi? Secondo Vitali «si potrebbero dirottare alcuni finanziamenti a fondo perduto, o iniziare con un investimento da parte del Mibact di fondi speciali da dedicare alla preservazione dei musei».
La biblioteca digitale
Il team di Alkemy si attrezza anche per rendere più calda e meno «anaffettiva» la cultura: «Il Museo del Futuro non potrà limitarsi a essere una fredda preview, ma dovrà raccontare nel modo più dettagliato e “ intimo” la realtà delle nostre bellezze». Incalza: «Di recente abbiamo progettato l’esperienza fisica e digitale di House of Wisdom, la Library e Cultural Center di prossima apertura nell’emirato di Sharja. Un nuovo concetto di biblioteca digitale capace di rendere la modalità di fruizione della cultura differenziata, condivisibile e conviviale dentro e fuori gli spazi fisici.
Il punto è da quali eccellenze d’Italia cominciare. «Al fine di catturare subito l’interesse dei turisti stranieri – risponde Vitali - punterei sulla digitalizzazione e narrazione fisico-virtuale dei nostri “Blockbuster”, musei e aree archeologiche simbolo, per attrarre, poi anche in carne e ossa, i visitatori. Penso al Colosseo e ai Fori Imperiali o a Pompei, in cui lo spazio fisico è ampio e permette di incrementare i contenuti, anche con percorsi differenziati di realtà virtuale, creando un’esperienza interattiva replicabile online».
Un’altra strada è pensare a “sistemi museali” cittadini, che puntino a valorizzare intere città o regioni . «Penso a territori colpiti dal virus come Milano e la Lombardia: sarebbe molto utile rafforzare la loro attrattiva culturale. Puntando su bellezze semi-sconosciute, tra cui anche diversi patrimoni Unesco conservate tra Brescia e Bergamo. Si potrebbero, quindi, creare dei poli museali come quelli veneziani come Palazzo Ducale, Ca’ Pesaro, Ca’ Rezzonico». —
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