Il Tirreno

LA cultura CHE RIPARTE 

«La platea diventa il palcoscenico, il pubblico sui palchi». Le idee del teatro

GABRIELE RIZZA
«La platea diventa il palcoscenico, il pubblico sui palchi». Le idee del teatro

Dal Metastasio alle fondazioni, i progetti per rinascere. «In estate sfruttiamo gli spazi all’aperto per gli spettacoli»

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La scalata è ardua. Le nubi spesse. La vetta ancora non si vede. Fuor di metafora, lo spettacolo dal vivo non sarà una priorità ma neanche l'ultima delle emergenze che affollano l'agenda del governo. Certo è che il settore è in ginocchio. Del resto come si fa a coniugare sicurezza con partecipazione, a conciliare condivisione e coinvolgimento emotivo, che del teatro sono i pilastri, con allontanamento?

Come far confluire in un unico spartiacque le tante tipologie di eventi e professionalità (in proscenio e dietro le quinte) che operano e alimentano la variegata macchina dello spettacolo dal vivo? In Italia si stimano in un milione e mezzo le persone, con contratti dipendenti a tempo determinato (poche), a termine, precari, intermittenti, di collaborazione, a partita Iva, impegnate in settori che vanno dalla Pubblica amministrazione alle Fondazioni liriche, passando per i teatri, le imprese, le cooperative e le associazioni culturali senza contare il nutrito indotto che vi ruota attorno.

Le parole dei responsabili e degli operatori, abbinate ad una, da tutti auspicata, ripartenza, al di là delle ovvie “garanzie”, risuonano come un mantra fra “riconversione”, “riprogrammazione”, “ridisegnare”, “ridistribuzione”, “riorganizzazione”, “distanziamento”, “adeguamento”, “ripensamento” e così via.

Intanto la Cgil toscana scrive a lavoratori, pubblico, istituzioni e lancia una serie di proposte riguardanti il sostegno al reddito e al credito, gli spettacoli all'aperto d'estate, l'integrazione con le produzioni dell'emittenza radiotelevisiva, i laboratori, la manutenzione degli archivi in vista dell'apertura di un tavolo con le parti interessate.

Se il palcoscenico non può essere sostituito, ognuno a suo modo sfrutta social e web per mantenere in piedi un contatto col pubblico. Lo fa il Teatro della Toscana tramite il canale “Firenze Tv”, la Fondazione Toscana Spettacolo col suo “Fts Play”, l'Associazione Teatrale Pistoiese con una serie di proposte in streaming e lo fa il Metastasio di Prato con il progetto “Non ti scordare di me” che però, precisa il direttore Franco D'Ippolito, ribalta la prospettiva: «Non rispolveriamo i nostri archivi, ci piaceva piuttosto che fosse il pubblico a parlare di noi, che ci raccontasse il suo essere spettatore, cosa significa il suo venire a teatro». Ma sul piano di un concreto “ritorno in scena”, se D'Ippolito, pur consapevole che sarebbe un miracolo, si dice pronto a riaprire a ottobre «adeguando i vecchi spettacoli e proponendone di nuovi nel rispetto di tutte le condizioni che il protocollo ci imporrà, sempre che non siamo così onerose e complicate da non poter essere sostenute o violentanti la natura artistica degli allestimenti».

Tommaso Sacchi, presidente del Teatro della Toscana, è più prudente: «Abbiamo attivato un gruppo di lavoro, una sorta di laboratorio di idee per tenere viva la voce del teatro, penso a una riapertura graduale, magari in una prima fase liberando la platea e usandola come palcoscenico col pubblico affacciato dai palchi, non più di due a palco, ma al momento più che obblighi di progettazione abbiamo l'obbligo della chiusura.

Non stiamo con le mani in mano ma non ho la soluzione in tasca. Presenteremo le nostre proposte al ministero e ci confronteremo con le linee guida che saranno elaborate dalla commissione tecnico scientifica del governo”. Un confronto che vale anche per Beatrice Magnolfi, presidente di Fondazione Toscana Spettacolo, che in questa fase, per una istituzione che programma ben 68 spazi, ha come obiettivi principali da un lato ridare fiducia ai lavoratori e dall'altro mantenere aperto un dialogo fra teatro e pubblico, mentre si dice possibilista, al pari di Gianfranco Gagliardi, da settembre al timone dell'Associazione Teatrale Pistoiese, sull'apertura di palcoscenici estivi en plein air: una risposta necessaria per ricostruire un modello di cittadinanza e di rapporto col territorio. I teatri saranno gli ultimi a riaprire.

A Londra il Windmill rimase aperto sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale e nella Leningrado del 1942, affamata e assediata dai nazisti, nella sala del Conservatorio strapiena Karl Eliasberg dirigeva la Settima Sinfonia di Sostakovich. —
 

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