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La natura dopo la peste Quando Leonardo disegnò le Cerbaie “liberate” dal contagio

SAMUELE BARTOLINI
La natura dopo la peste Quando Leonardo disegnò le Cerbaie “liberate” dal contagio

Vanni Desideri: era una zona spopolata da malattie e guerre Così quell’immagine apparve agli occhi del Genio nel 1503

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SAMUELE BARTOLINI

Strade invase dalla vegetazione. Caprioli e cinghiali che scorrazzano ovunque. Natura e ancora natura. E l'uomo? Sparito. Falcidiato da guerre e peste nera. E i castelli in legno costruiti dall'uomo? Abbandonati. Ecco come si presentano le Cerbaie a Leonardo da Vinci quando le guarda dalla Torre di Federico II a San Miniato. Già. Le Cerbaie. Quel meraviglioso complesso di colline che sta tra il Padule di Bientina a est, il Padule di Fucecchio a ovest, Altopascio a nord e Fucecchio a sud. E' il 1503 o giù di lì quando Leonardo le scruta dall'alto. La sua “visione” rimane impressa in un foglio da disegno dell'epoca conservato oggi presso la Royal Library di Windsor. «E' il famoso foglio RL 12685r. E' la rappresentazione del tratto inferiore del Valdarno dalla piana fiorentina a Pisa. Era funzionale al progetto di un canale che avrebbe dovuto mettere in comunicazione Firenze con il basso corso dell'Arno, aggirando da nord il Montalbano, toccando Prato, Pistoia e Serravalle», spiega il direttore del museo civico diocesano di Fucecchio e dei musei di Castelfranco di Sotto, Andrea Vanni Desideri. Ma il “pennino” del Maestro si sofferma il giusto sulle Cerbaie. Tratteggia il ponte di Cappiano, il castello di Fucecchio, arriva fino a sbozzare la città di Empoli. Poco più. A Leonardo interessa fare il canalone. Ha progetti da ingegnere idraulico. Ma gli insediamenti umani e la natura così come si presentavano all'epoca di Leonardo sono oggetto di uno studio di Vanni Desideri. Sta nel libro 'Leonardo e l'Arno' a cura di Roberta Barsanti. Ma qui ci interessano poco le intenzioni del Genio. Ci interessa sapere invece che le Cerbaie sono un paesaggio dove alberi e animali nel Quattrocento hanno ripreso il loro posto. Un territorio dove la natura è tornata rigogliosa. E' oltre un secolo che l'uomo se n'è andato dalle colline delle Cerbaie. La guerra tra lucchesi e fiorentini del Primo Trecento, la peste nera del Secondo Trecento le hanno rese disabitate. E il paragone coi nostri tempi segnati dal coronavirus nasce spontaneo. Dice Vanni Desideri: “La peste nera arriva dall'Asia Centrale. Il coronavirus arriva dalla Cina. La peste nera costringe l'uomo all'abbandono delle Cerbaie mentre chi ha un castello in muratura si chiude dentro e si salva. Noi col coronavirus abbiamo abbandonato le nostre abitudini, ci siamo chiusi dentro le nostre case e ci siamo salvati lontano dagli ospedali. Intanto la natura si è ripresa i suoi spazi anche con la nostra epidemia. Le lepri hanno colonizzato i parchi cittadini a Firenze. Le anatre se ne sono andate a spasso per le vie di Milano». E questo induce Vanni Desideri a una riflessione a tutto campo sul futuro: «Pensiamoci. La natura ci mette poco a riprendere il suo posto. Ora si parla tutti di ripartenza. Devono riaprire i negozi. Devono ripartire le fabbriche. Tutto giusto. Spero però che questo stop alla vita di prima ci abbiamo fatto riflettere. Non possiamo più vivere come se la natura fosse una cosa diversa da noi. Non possiamo più continuare a distruggerla come abbiamo fatto finora. E' arrivato il momento di ripensare il nostro modo di vivere e concepire un'economia – chiude Vanni Desideri – che abbia come orizzonte il rispetto della natura e non il profitto dell'uomo fine a se stesso». —

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