Meteo
«Ci vogliono festival e produzioni o non ci rialzeremo»
Dalla danza alle compagnie di prosa, un danno milionario Pizzech: le piccole realtà sono le più penalizzate, serve fare consorzio fino dall’estate
FEDERICA LESSI
Con i teatri chiusi, gli spettacoli bloccati, le produzioni interrotte e i contratti saltati, subiscono perdite economiche ingenti: le compagnie di teatro e danza sono senza lavoro da oltre due mesi. «Si parla di quando riaprono i bar, del calcio, ma nessuno dice nulla sulla riapertura dei teatri». commenta Dimitri Frosali di Arca Azzurra, storica compagnia toscana attiva sulla scena nazionale. Fa parte della trentina di compagnie regionali di teatro e danza che ad aprile hanno lanciato un appello alle istituzioni, spiegando i danni subiti per l'emergenza sanitaria e l'impossibilità di programmare il futuro. Fondazione Toscana Spettacolo, che la scorsa stagione ha realizzato con compagnie toscane circa la metà degli 800 spettacoli nei 114 teatri del circuito, dall'inizio del lockdown ha sospeso circa 250 date, l'equivalente di oltre 970 mila euro di cachet destinati a lavoratori e compagnie. «Abbiamo avuto una rimessa di 30 mila euro – prosegue Frosali, attore-socio della compagnia con altri 4 colleghi ed 1 capotecnico – e siamo stati fortunati perché dei cinque allestimenti gestiti da noi solo uno ha fatto poche date e uno nessuna. La mancata liquidità per le date perse è di circa 160 mila euro, c'è stato il minore ammortamento delle paghe dei soci e i mancati introiti delle produzioni. Il vero problema però sono le perdite che avremo se non ripartiamo. Se salta l'inizio stagione 2020/21 avremo una rimessa di altri 30 mila euro, che diventeranno 200/300mila se consideriamo quel complesso di attività e imprese che l'anno passato ha dato lavoro a 100 persone, oltre l'indotto che comporta la circuitazione». Non è da meno la compagnia di danza toscana CAAB 008, che riceve contributi da Comuni, Regione e Mibact. «Abbiamo lavorato solo 2 mesi con un fatturato di 2/3mila euro dalla vendita e distribuzione di spettacoli, nel 2019 sono stati 90mila – spiega Roberto Mansi, presidente dell'associazione - la maggiore incognita è che i festival sono in forse, non sappiamo quando riprenderemo a lavorare. Il personale stabile è di 3 persone, ma i danzatori e i tecnici che lavorano con noi – l'anno scorso sono stati circa 60 – avranno le ricadute peggiori». Nel frattempo la Regione approvato uno stanziamento di 750mila euro nel triennio 2020-22, da assegnare con un bando con modalità di accesso semplificata, per le realtà del sistema regionale dello spettacolo dal vivo. Tra le attività possibili sono contemplate quelle digitali e all'aperto.«I piccoli teatri avevano già subito una contrazione diminuendo i titoli – dice Alessio Pizzech, direttore del “De Filippo” di Cecina – dopo la chiusura dovranno ricreare il rapporto con la comunità. Per potenziare le politiche culturali nel 2020 dovrebbero poter allentare il patto di stabilità e investire nella coesione sociale. Le situazioni più piccole dovrebbero costruire insieme strategie e opportunità su scala territoriale, già dall'estate». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
