Il presidio
Il David di Donatello non è soltanto un premio
L’iniziativa del Bargello: sul sito, prima della diretta tv, un viaggio dentro la statua più celebre del primo Rinascimento
GABRIELE RIZZA
In occasione della sessantacinquesima edizione del “David di Donatello”, in onda domani sera su Raiuno in modalità “io resto a casa”, il Museo del Bargello ci fa scoprire cosa si nasconde dietro questo “bronzo”, da cui ha preso nome e forma l'Oscar del cinema italiano, la più celebre statua del primo Rinascimento, diventata portatrice di valori come eroismo, forza e bellezza, modello figurativo per molte successive fasi di rinascita e rinnovamento culturale.
Lo fa, in attesa del collegamento televisivo dagli studi di via Teulada dove un solitario Carlo Conti consegnerà virtualmente le statuette ai vincitori, offrendo al pubblico sul sito www.bargellomusei.beniculturali.it una serie di news, approfondimenti e album fotografici attraverso i quali conoscere meglio la storia e l’iconografia del David, mentre il canale Instagram @bargellomuseums racconterà il David, esplorando le tante ragioni che hanno reso quest’opera una icona assoluta della storia dell’arte.
Il cinema la scoprì negli anni Cinquanta quando l’allora Club internazionale del Cinema (oggi Accademia del Cinema Italiano) la scelse per incoronare le eccellenze del nostro schermo uscito dalla guerra.
Il giovane eroe che sconfigge il gigante Golia si prestava in tutta la sua perfezione ad esserne l'emblema e il testimone privilegiato. Si vuole che fu Oreste Petrolini, figlio del più famoso Ettore, a scegliere il capolavoro di Donatello come modello mentre al gioielliere Costantino Bulgari spettò il compito di crearne una versione in oro e in scala ridotta che dal 1956 (prima edizione del premio) sfila sulla passerella del premio.
Realizzato alla metà del Quattrocento, su commissione di Cosimo il Vecchio, raffigura il giovane pastore mentre si erge vittorioso sopra la testa del gigante Golia che ha reciso con la sua stessa spada. Il bronzo fu pensato a grandezza naturale (misura 158 centimetri di altezza) per essere collocato su una colonna ed essere così ammirato dal basso e da più punti di vista.
Si tratta del primo esempio di nudo a tutto tondo realizzato dai tempi della statuaria classica. L’opera fu subito oggetto di ammirazione e interesse e, nel corso dei secoli, ha cambiato spesso la propria dimora: dal cortile di Palazzo Medici (la prima sede di cui abbiamo testimonianza) a Palazzo Vecchio dopo la cacciata dei Medici del 1494, quindi a Palazzo Pitti e dal 1777 agli Uffizi. Infine nel 1865 ha trovato collocazione definitiva al Bargello, primo museo dell’Italia unita, nato proprio quell’anno per custodire la più importante collezione al mondo di statuaria rinascimentale. Nella sua storia centenaria sono solo due le uscite del David fuori dalle mura del Bargello: nel 1930, con la controversa trasferta alla Royal Academy di Londra per la mostra “Exhibition of italian art: 1200–1900”, e per l’Expo 1967 di Montreal, quando fu protagonista assoluto del padiglione italiano in un allestimento appositamente realizzato da Carlo Scarpa. —
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