Il Tirreno

David Riondino: «Ammiro la bellezza del vuoto e studio il Rinascimento»

fabio canessa
David Riondino: «Ammiro la bellezza del vuoto e studio il Rinascimento»

Il popolare attore e scrittore fiorentino trascorre il periodo di isolamento  nella sua casa di Roma: «L’epidemia ci ricorda che tutto è precario»  

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intervista

Il caso vuole che il Coronavirus sia esploso proprio a metà dei lavori di ristrutturazione nell’abitazione romana di David Riondino. Il popolare attore, cantautore, regista, scrittore fiorentino, trascorre perciò l’isolamento in un appartamento nel centro di Roma. «Mi sento come uno studente o un turista. Le dimensioni della casa sono adatte a queste tipologie. Il bello è che, quando devo comprare il prosciutto o gettare l’immondizia, vado in piazza del Popolo. Ci sono solo dei soldati nel vuoto di un’aria insolitamente limpida e tersa. Io li saluto e dentro di me fingo di aver dato l’ordine di non voler vedere nessuno e immagino, come fossi il re di Francia, che loro siano lì a realizzare il mio desiderio. Tra l’altro, paradossalmente, gli abitanti del centro di Roma sono pochissimi».

Come è possibile?

«Colpa di chi ha voluto trasformare le città in piazze turistiche. Con il bel risultato che la gente che si sposta per andare in un’altra città trova tutti i posti e i negozi simili a quelli della città da cui proviene. Inoltre ora si scopre che, senza turisti, è una catastrofe. Questa epidemia ci ricorda che tutto è precario, mentre ci siamo illusi che ci fosse una pace assoluta e infinita».

Immagino che dalla finestra veda un’atmosfera spettrale.

«Se vedesse i negozi di via del Corso, ormai chiusi da molti giorni ma con le vetrine ancora allestite. I manichini stanno lì immobili, a presidiare i negozi vuoti: sembrano depressi, in crisi di identità, a interrogarsi sulla loro funzione».

Ne parla come di uno spettacolo deprimente, che ha un suo fascino.

«È la bellezza del vuoto. Ammirarla è un privilegio. La mostra su Raffaello, chiusa appena inaugurata, è pubblicizzata da manifesti che tappezzano l’intera Roma, con un effetto surreale. Tutti questi nobili palazzi romani, abituati ad avere le file di turisti da tutto il mondo in coda, oggi sembrano desolati per la mancanza di un pubblico che li applaude».

Appare come la Roma del film “La grande bellezza” senza le presenze umane?

«Sì, con un effetto rinascimentale: il Rinascimento era fatto da principi e pezzenti. Così questa Roma stupenda accompagna la grande miseria della pandemia. E poi, attraverso la letteratura, si capiscono i popoli anche nell’emergenza».

Che cosa ha notato?

«Che le parole di Boris Johnson “moriranno molti cari”, tacciate di cinismo, hanno lo sguardo anglosassone scespiriano di chi concepisce la vita come un combattimento. Noi abbiamo un’impronta più ecologica, di tipo pascoliano, unita al senso di colpa. Come la bellissima poesia di Mariangela Gualtieri “Nove marzo duemilaventi” che si chiede se abbiamo forse offeso la natura.

Di sicuro l’unico vantaggio della chiusura generale è stato quello ecologico.

«Certo, qui a Roma il cielo è pulitissimo come mai era stato e amici veneti mi dicono che i canali di Venezia, altrettanto puliti, si sono riempiti improvvisamente di pesci».

Gli italiani, secondo lei, come stanno reagendo?

«Ogni nazione tira fuori tutte le sue risorse. Noi cantiamo “Volare” e battiamo le pentole dai balconi per cacciare un nemico invisibile. Speriamo che non sia sordo».

Lei come passa queste giornate?

«Lavorando al computer al montaggio di opere già iniziate e consultando molti testi sulle corti rinascimentali. Appena sarà possibile dovrei portare nei teatri, insieme a Dario Vergassola, uno spettacolo su Raffaello, e in questo momento sto leggendo Baldassar Castiglione, che mi piace tantissimo. Poi ho scoperto, per la prima volta, la qualità dei documentari storici televisivi». —

fabio canessa

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