Il presidio
Giallo, brividi horror e quella musica cult “Profondo Rosso” fa paura da 45 anni
Il film uscito nel 1975 consacrò il talento di Dario Argento e segnò il passaggio del regista verso le successive opere più visionarie
l’anniversario
Segnò il grande successo in patria di Dario Argento che, dopo aver esordito dietro la macchina da presa nel 1970 con L’uccello dalle piume di cristallo, fu consacrato come maestro del brivido dal grande pubblico soltanto 5 anni più tardi. Profondo Rosso rappresenta per gli italiani il film più famoso e più riuscito del regista romano. Rappresenta la quintessenza della poetica argentiana, con l’intreccio giallo basato sullo schema già sperimentato nei primissimi film. Anche qui abbiamo un omicidio – ne seguiranno altri – e un investigatore improvvisato che, coinvolto suo malgrado nella vicenda, farà in modo di arrivare alla verità.
Profondo Rosso è un giallo, già contaminato però dalla vena horror del regista che deflagrerà liberamente nel successivo Suspiria, titolo più amato all’estero nell’ambito della filmografia argentiana. In Giappone, dove il maestro del brivido è amatissimo da sempre, il primo vero film dell’orrore firmato da Argento ebbe un clamoroso successo, tanto che Profondo Rosso nelle sale nipponiche uscì solo qualche anno più tardi e con il titolo di Suspiria 2. In Italia no. In Italia la tradizione cinematografica poggiava i piedi sui plot realistici, ben definiti e dalla conclusione chiara e compiuta. Suspiria era una fiaba nera quasi senza sceneggiatura, che navigava a vista tra scenari pittorici di escheriana memoria, sublimati dai coreografici delitti.
La coerenza narrativa non interessava Argento che già in Profondo Rosso era stato accusato di cedimenti testuali. Ai critici più feroci tanto bastò per toglierli l’eredità di Hitchcock all’italiana che in realtà lui non aveva mai sentito propria. Apprezzava l’autore di Psyco ma ne è sempre stato distante da un punto di vista tecnico e, ancor di più, emotivo. Il cinema di Argento è un mondo che si muove dalla paura e si realizza grazie all’istinto, alla passionalità, alla visione.
Anche Profondo Rosso (inizialmente intitolato La tigre dai denti a sciabola, per seguire la tipologia animalesca dei precedenti film) uscito nelle sale 45 anni fa, nacque da un’idea, quella di una sensitiva che, in mezzo a tanta gente, percepisse un pensiero malvagio. Il copione, scritto a quattro mani, con Bernardino Zapponi, lo sceneggiatore di Fellini, aderiva perfettamente al nuovo Argento, non più solo legato alla trama da giallista, ma anche intriso di irrazionalità e follia. L’apparizione improvvisa del manichino nell’ufficio di Giordani è un esempio di quei lampi di geniale insensatezza che in Profondo Rosso si alternano al carattere poliziesco. Lo sono ancora di più i frammezzi onirici riservati all’assassino, con gli oggetti infantili appoggiati su un panno nero, sorta di proiezione alienata della mente omicida.
Anche il suono è diverso dai precedenti film di Argento. Oltre ai rumori pieni, Profondo Rosso è zeppo di sussurri, voci strozzate, e suoni di fondo. Un mondo sonoro che troverà l’esaltazione più profonda in Suspiria. Mondo del quale fa parte anche la musica. Dopo essersi affidato a Ennio Morricone per i primi tre film, Dario Argento avrebbe voluto i Pink Floyd, quindi i Genesis, ma entrambi declinarono per impegni precedenti. Arrivò, infine, ai Goblin, gruppo sconosciuto che realizzò una colonna sonora d’impatto, inquietante e ossessiva, passata alla storia e diventata presto iconica.
Il cast fece il resto: David Hemmings, protagonista di Blow-up, prese il posto di Lino Capolicchio, che rifiutò in seguito a un incidente automobilistico; accanto a lui una giovanissima Daria Nicolodi, fondamentale nella successiva virata esoterica di Argento, che tradisce nell’eccessivo personaggio di Gianna la formazione ronconiana. Ancora Gabriele Lavia, Glauco Mari ed Eros Pagni, fino a Clara Calamai, attrice ormai lontana dalle scene.
Infine Torino. Era solo un bambino Dario Argento quando visitò insieme al padre il capoluogo piemontese. Eppure trovò Torino ideale come set per il cinema. L’ha poi usata spesso, rivelandone gli scorci più inquietanti. L’ha usata anche per gli esterni di Profondo Rosso che dopo 45 anni resiste al tempo, cristallizzato nella piazza CLN di respiro dechirichiano e nel Blue Bar, inventato da Argento e ispirato a Nighthawks, celebre quadro di Edward Hopper. —
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