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Quando con “La bella di Lodi” arrivò al Forte

Gabriele Rizza; /viareggio

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viareggio

Arbasino era amico di Flaiano, frequentava Fellini e Visconti, ma via Veneto non era la sua casa. La febbre di celluloide, che negli anni 60 resero la nostra cinematografia la seconda al mondo, culturalmente e industrialmente, l’ha visto spettatore onnivoro ma mai protagonista. Per una volta lo fu. Con una doppia sponda che toccò Viareggio, che fece da location per gli esterni e “fornì” la protagonista, la 17enne Stefania Sandrelli, già diva dopo l’exploit di “Divorzio all’italiana”. Nel 1961 esce sul Mondo “La bella di Lodi”, un racconto esemplare calato nel clima del boom economico che il nostro Paese sta attraversando che sceneggiato dallo stesso autore diventerà l’unico film firmato dal regista teatrale Mario Missiroli. Uscito nel 1963 con il divieto ai minori di 14 anni (sul manifesto spicca la schiena nuda della giovane protagonista) è la storia di Roberta, disinibita figlia di lombardi arricchiti, e di Franco (Angel Aranda), un meccanico squattrinato, privo di scrupoli ed opportunista, che lavora sull’Autostrada del Sole. I due si conoscono sulla spiaggia di Forte dei Marmi, subito attratti l’uno verso l’altra, finiscono a letto, incontri e fughe a bordo dell’Alfetta di lei (doppiata da Adraiana Asti), motel, alberghi di lusso, un panorama da miracolo economico, disavventure e schermaglie prima del lieto fine. Restaurato dalla Cieneteca nazionale “La bella di Lodi” è stato presentato nel 2008 alla Mostra di Venezia nella retrospettiva “Questi fantasmi. Cinema italiano ritrovato 1946/1975”. —

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