Uffizi chiusi, ma più ricchi con la collezione Pineider
La famiglia titolare dello storico marchio di oggetti di lusso di cancelleria e pelletteria dona 107 opere: 82 disegni e 25 acqueforti
FIRENZE
Gli Uffizi sono chiusi ma per fortuna il cammino dell'arte non si ferma e continua a dare buoni frutti.
È di ieri la notizia che il Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria, si è arricchito di un importante contributo. Si tratta della donazione di un inestimabile insieme di disegni antichi e acqueforti, messo insieme nell'arco di 40 anni da Carlo Pineider, collezionista ed erede della famiglia che lanciò lo storico marchio fiorentino di articoli di lusso di cancelleria e pelletteria. La raccolta si compone di 82 disegni databili tra gli inizi del Cinquecento e gli ultimi anni del Settecento, che coprono un ampio ventaglio di tipologie (schizzi, disegni finiti, modelli, fogli preparatori di opere pittoriche) e di tecniche grafiche, attribuiti in prevalenza ad artisti toscani, ma anche veneti, emiliani e romani, a cui si aggiungono 25 acqueforti firmate dal marchigiano Simone Cantarini (1612-1648), che fu allievo di Guido Reni.
«Quella effettuata da Carlo Pineider – commenta il direttore degli Uffizi Eike Schmidt - è senz’altro una delle più importanti donazioni degli ultimi decenni, non solo alla luce delle buone condizioni di conservazione dei fogli, ma anche per l’importanza che alcuni di essi rivestono nel corpus grafico e pittorico degli artisti che li hanno realizzati. In questi tempi duri, nei quali l’Italia sta orgogliosamente combattendo il nemico microbiologico, la generosità di questo dono, destinato a tutto il popolo italiano, assume un valore particolare, come esempio dell’altruismo e dello spirito di sacrificio cui tutti noi siamo chiamati per proteggere la collettività. Le 107 opere costituiranno un utile e importante completamento della collezione delle Gallerie».
Sottolineano a loro volta le curatrici Laura Donati e Donatella Fratini: «Ci troviamo davanti a opere realizzate per la maggior parte di artisti importanti. Altre sono attribuite ad artisti meno conosciuti, la produzione grafica dei quali però è piuttosto rara e particolarmente ricercata dagli intenditori: tra questi il friulano Francesco Zamolo, presente con uno dei rarissimi fogli firmati, Giovanni Mauro della Rovere detto il Fiamminghino, il bolognese Giuseppe Marchesi detto Sansone, il veneziano Giovanni Carboncino di cui si conoscono solo nove fogli, e che finora era assente nella collezione del Gabinetto, il fiorentino Baldassarre Franceschini detto il Volterrano, i quattro disegni di Giovanni Battista Tempesti e lo studio di Battista Franco preparatorio per gli affreschi, progettati attorno al 1545 e mai eseguiti, dell’abside del duomo di Urbino. Il disegno è perciò una delle rare attestazioni di questo ciclo pittorico».
Da ricordare infine che molti fogli provengono da collezioni famose o da raccolte di celebri studiosi, italiani, austriaci, inglesi e tedeschi.
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