Addio a Vittorio Gregotti maestro dell’architettura
È morto per le conseguenze di una polmonite provocata dal coronovirus Tra i lavori in Toscana la ristrutturazione e l’ampliamento dell’acquario di Livorno
Si è spento ieri mattina a Milano l’architetto e urbanista Vittorio Gregotti. Aveva novantadue anni. Il grande maestro dell’architettura era ricoverato nella clinica San Giuseppe del capoluogo lombardo per le conseguenze di una polmonite provocata dal coronavirus. Anche la moglie Marina è attualmente ricoverata nella stessa clinica.
Il suo ultimo lavoro, in una carriera costellata da grandi premi e riconoscimenti, è stata la ristrutturazione del Teatro Fonderia Leopolda di Follonica per trasformarlo da ex fabbrica della ghisa nell’area ex Ilva in teatro.
Nato a Cameri, provincia di Novara, nel 1927, Gregotti conseguì la laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1952.
La sua lunga e fortunata carriera, 1.600 progetti, iniziò con la collaborazione con lo studio BBPR sotto la guida di Ernesto Nathan Rogers, e alla prestigiosa rivista “Casabella”, che diresse a partire dal 1982. Nel 1974 fondò lo studio Gregotti Associati International, che ha lavorato in tutto il mondo.
Portano la sua firma realizzazioni come lo stadio di Genova, quello di Agadir, lo Stadio Olimpico di Barcellona, la trasformazione delle aree Pirelli in Bicocca a Milano, il teatro degli Arcimboldi a Milano e quello dell’Opera di Aix-en-Provence oltre che il Grande Teatro Nazionale di Pechino, il museo archeologico di Patrasso, la Salle des Etats e l’ala Denon al Louvre, la Place de l’Etoile a Strasburgo e il Goerdelerring a Lipsia.
Suoi anche il nuovo quartiere residenziale di Shanghai e il controverso progetto per lo Zen di Palermo.
Contribuì alla riprogettazione e riqualificazione di Berlino dopo la caduta del Muro con la risistemazione di Potsdamer Platz e Leipziger Platz, oltre che con la progettazione di una serie di edifici a Spandau.
Medaglia d’Oro alla tredicesima Triennale di Milano nel 1964, Vittorio Gregotti è stato direttore delle arti visive alla Biennale di Venezia dal 1974 al 1976.
Docente in numerose università italiane e straniere, autore di opere che hanno lasciato una traccia anche tra i non addetti ai lavori come “Architettura e postmetropoli” e “Il sublime al tempo del contemporaneo” (entrambi pubblicati da Einaudi), Gregotti ha lasciato più di un segno nel panorama toscano. Portano la sua firma, infatti, la trasformazione urbanistica di Arezzo progettata con Augusto Cagnardi: suo in quella occasione il piano regolatore, il progetto del palazzo comunale della città, e quello dell’ospedale unico del Valdarno.
Per Firenze ha progettato l’ampliamento del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore e la mega struttura architettonica per l’università.
Nei suoi oltre sessant’anni di intensa attività, Gregotti ha lasciato il segno anche a Livorno: assicurò la sua esperienza di urbanista al piano regolatore della città nel 1992, e per la città ha firmato anche la ristrutturazione e l’ampliamento dell’Acquario Cestoni, il più grande acquario della Toscana, che è stato riaperto nel 2010. —
J.P.
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