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La fotografa combattiva che racconta vita e mafia a Palermo

Gabriele Rizza
La fotografa combattiva che racconta vita e mafia a Palermo

Crumb Gallery fino al 7 aprile ospita “Corpo di donna” la prima mostra di Letizia Battaglia a Firenze. Ventitré le opere esposte

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FIRENZE. Omen nomen verrebbe da dire. E così, audace, indomita e inarrestabile l’abbiamo vista sullo schermo, nel docufilm "La mafia non è più quella di una volta", dove i suoi scatti hanno fatto da guida a Franco Maresco. Parliamo di Letizia Battaglia, la fotografa "battagliera" oggi 85enne che come nessun altro ha saputo raccontato le guerre di mafia, definita dal New York Times una delle "undici donne che hanno segnato il nostro tempo". Una battaglia la sua, armata di obiettivo, che ha avuto inizio in maniera quasi casuale, come dice lei stessa, quando quegli scatti, i morti ammazzati per le strade di Palermo, burattini con i fili tagliati, un rivolo di sangue che cola dalla bocca o dagli occhi, l’hanno reso celebre. Immagini crude ma che come poche altre sanno restituite il sapore di quegli anni terribili. Ma oltre a questi durissimi reportage, Letizia Battaglia ha sempre documentato la vita della gente comune, umanità logora e disillusa, in case miserissime, le mura fatiscenti, nei luoghi di lavoro, nei mercati, per le strade, cogliendo di quella situazioni quotidiane soprattutto il lato umano, l’espressione degli occhi, l’atteggiamento della bocca, in particolare delle donne e delle bambine. Ora nella mostra organizzata a Firenze, nello spazio della Crumb Gallery, ventitré immagini, a colori e in bianco e nero, raccontano proprio questo aspetto della sua ricerca. Sono foto di donne ritratte nude, donne che alzano il velo per permettere allo sguardo di vedere proprio là dove altrimenti non si coglierebbe nulla. «Racconto la grandiosità, la bellezza e la dolcezza del corpo femminile - spiega Letizia Battaglia - non sexy o in pose da modella. Donne al naturale, come sono e non come gli uomini le vorrebbero, e nemmeno costrette dentro schemi o canoni. Sono foto che vanno dagli anni Settanta a oggi. C’è la ragazza così come la donna anziana che mentre scatto dice sono bella così come sono. Le ho fotografate con solidarietà e rispetto. A un fotografo si deve sempre chiedere rispetto, lui deve nobilitare la verità. La fotografia è un atto meraviglioso, come fare l’amore. Ma con rigore e senza vanità». Dimenticare Palermo per una volta. Pescare le storie fuori dal sangue, dalla violenza, dalla tensione che appartiene alle guerre di mafie di cui è testimone autorevole. Perché Letizia Battaglia inizia la sua carriera nel 1969 collaborando con il quotidiano comunista "L’ora", di cui dal 1974 al 1991, dirige il team fotografico dando vita all’agenzia "Informazione Fotografica". Fondatrice nel 1991 della rivista "Mezzocielo", bimestrale realizzato da sole donne, è nella lista delle 1000 donne segnalate per il Nobel per la pace, nominata dal Peace Women Across the Globe. Ma lei non è solo una fotografa: è stata anche regista, ambientalista, assessore dei Verdi con la giunta di Leoluca Orlando negli anni della Primavera Siciliana, deputata all’Assemblea regionale siciliana. Infine, ma non ultimo, è la prima donna europea ad avere ricevuto il Premio Eugene Smith per la fotografia sociale a New York (1985) e The Mother Johnson Achievement for Life a San Francisco (1999). Nel maggio 2009 a New York viene premiata con il "Cornell Capa Infinity Award". Dal 2017 realizza il suo sogno inaugurando il Centro internazionale di fotografia, presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, dove dirige e cura la selezione di mostre e incontri dedicati alla fotografia. Fino al 7 aprile in via San Gallo a Firenze.

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