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Viani, Soffici, Rosai, Maccari e Venturi lo stile dell’identità toscana nel ’900

Paola Taddeucci
Viani, Soffici, Rosai, Maccari e Venturi lo stile dell’identità toscana nel ’900

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LUCCA. Oltre ottanta opere e sei autori per raccontare con l’arte le contraddizioni, i fermenti, le sofferenze e le speranze del secolo breve. Lo fa il museo Lu.C.C.A. (Lucca Center of Contemporary Art) con la mostra “Storie del Novecento in Toscana: dal ritorno all’ordine alla conquista del disordine” aperta fino al 31 maggio nella sede di via della Fratta, nel centro storico di Lucca.

Le opere sono di sei artisti toscani: i viareggini Lorenzo Viani e Mario Marcucci, i fiorentini Ardengo Soffici e Ottone Rosai, l’aretino Venturino Venturi e il senese Mino Maccari. Di loro si possono vedere quadri, disegni e sculture, alcuni dei quali raramente esposti, che provengono dai maggiori collezionisti e archivi italiani. Fondamentali, al riguardo, sono state le conoscenze e l’esperienza di Piero Pananti, curatore della mostra con Maurizio Vanni. Pananti, infatti, è fondatore della celebre Galleria-Casa d’asta Pananti di Firenze, dal 1968 uno dei punti di riferimento per collezionisti, critici e artisti di tutta Italia anche per l’allestimento di importanti esposizioni tra le quali due dedicate a Rosai, una a Soffici e una a Maccari. Suddivisa in sei piccole mostre ciascuna incentrata sugli autori, “Storie del Novecento in Toscana” parte dal presupposto che l’identità di un territorio, la sua tradizione, l’essere stato al centro della cultura mondiale nell’arco di diversi secoli, non mettono mai in dubbio la dirompente forza del passato. Anzi: lo confermano anche quando sembrano violarlo. È una Toscana, quella del Novecento, che unisce tradizione e avanguardia, classicità e modernismo, accademismo e evoluzione, finito e infinito, ritorno all’ordine e conquista del disordine. Come sismografi umani, i sei autori vivono pienamente e intensamente questo tempo, l’ordine e il disordine di un secolo pieno di guerre e di tragedie, ma anche di movimenti e avanguardie artistiche. E nessuno di loro limita la propria esperienza alla Toscana. In tempi diversi vanno per lunghi periodi in Europa, soprattutto a Parigi, allora luogo privilegiato di incontro culturale; sono coinvolti da quei movimenti, ma ne restano fuori con originalità e tornano in Toscana con un proprio stile. Un esempio è Lorenzo Viani. Vive a Parigi tra il 1908 e il 1910 e là conosce, appassionandosene, le opere degli Espressionisti che faranno evolvere il suo linguaggio visivo. Una volta tornato, Viareggio diventa la sua Parigi, fonte altrettanto importante di ispirazione: dal mare alla città fino ai suoi abitanti, che dipinge in opere di dolorosa umanità urbana. Ubriachi, folli, cantastorie, accattoni, ciechi, zingari, emigranti, cavatori, vedove del mare, vagabondi: tutti viandanti anche quando non possono muoversi. «Perché nulla è invenzione – spiega Vanni –, ma nulla è come sembra: i suoi personaggi sono emblemi che nascondono e svelano le verità di un mondo che deve ancora ritrovarsi dopo la guerra». Orari: 10-19 dal martedì alla domenica; chiuso domenica 12 aprile, giorno di Pasqua, aperto lunedì 13 aprile e venerdì 1 maggio. Ingresso 10 euro.

 

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