Il Tirreno

Quando la canzone d’autore si vestì con i suoni del rock

L.T.
Quando la canzone d’autore si vestì con i suoni del rock

Arriva nei cinema il film ritrovato e restaurato del tour del 1979 di De Andrè con la Pfm  

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l’anteprima

Nel gennaio 1979 un tour ha segnato la storia della musica in Italia. Il cantautorato e il rock celebravano le nozze e gli sposi erano Fabrizio De Andrè e la Pfm. Fu un accordo artistico rischioso, che tutti – discografici, giornalisti, promoter – vedevano impossibile, destinato al fallimento e considerato persino eretico. La storia ha detto altro e ciò che poteva essere in odor di rogo si è trasformato in una grandissima intuizione di successo che ancora dura nel tempo, una riuscita operazione rivoluzionaria.

Da quel tour sono anche usciti due dischi (Vol. 1 e Vol. 2) registrati a Firenze e Bologna. Quello che sinora mancava era una testimonianza visiva, un documento che riportasse agli occhi quell’esperienza unica. Nel ‘79 i telefonini con la loro capacità di ripresa erano fantascienza e quindi la testimonianza doveva necessariamente passare per i canali ufficiali. De Andrè però non amava apparire in video e quindi ha sempre posto il veto sulle riprese. Unica occasione fu per il concerto del 3 gennaio 1979 a Genova (seconda data del tour) dove ammise una piccola troupe cinematografica che, con l’obbligo di essere invisibile, riprese l’esibizione.

Quel nastro sembrava perso, poi qualche mese fa, e dopo attente ricerche di Franz Di Cioccio, è uscito da un dimenticato archivio. Si è così deciso di restaurare il nastro e, con la regia di Walter Veltroni, costruire il film “Fabrizio De André e Pfm. Il Concerto ritrovato”, che sarà nelle sale – in occasione dell’80° compleanno di Faber – lunedì, martedì e mercoledì prossimi.

Il film è diviso in due parti: nella prima una raccolta di interviste con Franz Di Cioccio, Patrick Djivas, Davide Riondino, Dori Ghezzi, Franco Mussida, Flavio Premoli e il fotografo Guido Harari, racconta come nacque quel tour. La seconda invece è quella del oncerto. Siamo nel ‘79 e la tecnologia è quella che è, così come il concetto del video-film musicale. Tutto si riduce a un’unica camera che riprende in primo piano De Andrè e con la band in secondo piano. Sono immagini buie, di scarsa qualità. In realtà si tratta di una sorta di “video bootleg” che testimonia quel concerto. Due sono gli elementi che saltano all’occhio: la serenità e tranquillità di Fabrizio sul palco e la conferma della potenza di quell’operazione con la bellezza degli arrangiamenti e delle canzoni stesse.

Per il resto si tratta esclusivamente di un documento e come tale va trattato. Complimenti per il lavoro fatto sulla parte sonora del film. — L.T.

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