Il Tirreno

Fiorello superstar accende il Festival Ritmo, battute e revival: gioco di squadra

dall’inviato
Fiorello superstar accende il Festival Ritmo, battute e revival: gioco di squadra

L’energia di Rita Pavone, la coppia ritrovata di Al Bano e Romina. E Achille Lauro stupisce l’Ariston col suo look originale

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Alberto Mattioli

SANREMO. Il Sanremone di Amadeus funziona. Per forza, lo fa Fiorello. Prima della sigla, prima dell’ingresso del bravo presentatore, prima della prima canzone, Fiorello si è già messo in tasca il Festival. Si sa, in Italia gli uomini di spettacolo si dividono in due categorie: lui e gli altri. Mettete un Fiore nel vostro festival e avrete svoltato. Vestito da prete, con la tonaca di don Matteo («Uno dei pochi Matteo che funzionano in Italia»), Fiore sgrana il Rosario delle sue battute, bersaglio principale proprio l’amico Amadeus: «Sarò il suo Rocco Casalino», ma attento, perché a Sanremo «si entra Papa e si esce Papeete». A proposito di Papa, quello vero: «Santità, la prego: nonostante io sia vestito così, non disdica il canone Rai». Il primo coro di «Fio-rel-lo, Fio-rel-lo!», parte dopo 30 secondi: comunque vada, sarà un successo.

Il padrone di casa, in smoking metallizzato, fa la spalla della sua spalla. Però dire che si limiti a regolare il gran traffico dell’Ariston, dentro Tizio, canta Caio, dirige Sempronio, è vero ma riduttivo. Sarà pure un Carlo Conti pallido, un medioman ridens, ma in Rai sapevano benissimo che scritturando Amadeus portavano all’Ariston tutto il pacchetto, gli amici Fiorello e Tiziano Ferro, insomma quell’Amadeus and Friends che questo Sanremo in effetti è. Magari non è proprio indispensabile che ogni volta Amadeus racconti quanto è emozionato a essere lì e quanto lo sognasse nella sua adolescenza radiofonica a Verona: in fin dei conti anche Romeo Montecchi è stato un giovin sognatore a Verona, e gli è andata peggio.

Il resto è più o meno lo stesso di ogni Sanremone: rutilante scenografia con scalone ripidissimo, eliminazione diretta della meglio gioventù canora (per la storia: Tecla ha sconfitto gli Eugenio in via Di Gioia, e Leo Gassmann – nipote di – ha battuto Fadi), sedicenti «campioni» che cantano e in platea tutta la Rai, da Marcello Foa in cravatta rosa squillante all’ad Fabrizio Salini, che per fortuna una gentile signora separa dal presidente en rose, più Cristiano Malgioglio ormai uguale ai suoi imitatori. L’altro badante fisso del caro “Ama”, Tiziano Ferro, debutta con “Nel blu dipinto di blu”, e lo canta pure bene, quindi è inevitabile pensare a quello spot: «Ti piace vincere facile?». Però per ascoltare la prima campionessa, Irene Grandi, bisogna aspettare le 21.44. Che le cinque serate saranno alluvionali, inzeppate come sono di ogni possibile ospite e spot e divagazione, lo si era capito subito: rispetto ad Amadeus, Wagner è un haiku.

Per l’obbligatoria sezione “impegno sociale”, arriva Rula Jebreal a parlare di violenza sulle donne, per quella “come eravamo” Al Bano e Romina che cantano “Felicità”, Diletta Leotta fa la valletta, ma non si può dire sennò ricominciano tutte le polemiche e francamente abbiamo già dato, la Pavone in grande rilancio sovranista viene accolta da un urlo di «Bentornata, Rita!» dall’unico che l’ha riconosciuta, poi però le fanno tutti una standing ovation. C’è il videomessaggio benedicente tipo Papa di Roger Waters (Pink Floyd, do you know?), lo spot per il nuovo film di Muccino, quello per la Liguria e sì, purtroppo anche le canzoni, nemmeno troppo nefaste (ma quanto stonano, però). Menzione d’onore ad Achille Lauro prima in gabbana ricamata da Mago Otelma o messa nera e poi in sottoveste con brillantini e tatuaggi, roba che non si vedeva dai tempi di Renato Zero o Paolo Poli. Insomma, è il solito spettacolo d’arte varia, di tutto e di più, ma alla fine accettabile, noioso soltanto a tratti e perfino con un certo ritmo. Oggi gli ascolti. Fare previsioni è il modo migliore per sbagliarle, però scommetteremmo che saranno buoni. Il Fiore all’occhiello di Amadeus, diciamo. —

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