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Gli spettatori in mostra al Teatro della Pergola
FIRENZE. La storia di un teatro è anche quella del suo pubblico. Di chi lo ha frequentato nel corso degli anni e continua a farlo. Due date su tutte segnano la vita della Pergola di Firenze, il teatro Massimo della città. Ce ne sarebbe anche una terza, più recente, legata all’alluvione del 1966. Ma qui entriamo nella Cronaca. Restiamo alla Storia. Le due date in questione sono il 1657, quando la Pergola viene inaugurata, e il 22 giugno 1718, quando in occasione del debutto dell’opera “Scanderberg” di Antonio Vivaldi, il teatro apriva le sue porte ai primi spettatori paganti, fino a quel momento aveva infatti ospitato spettacoli e celebrazioni riservate esclusivamente alla corte medicea e ai suoi invitati. Di questa evoluzione racconta la mostra che martedì si inaugura nella Sala Oro, al primo piano dell’edificio.
Curato da Gabriele Guagni, il percorso mette al centro non tanto il cartellone artistico quanto il suo destinatario, lo spettatore appunto, elemento indispensabile dell’andare in scena. La rappresentazione di chi lo spettacolo lo guarda è tema affascinante. Un pendolo e una cartina di tornasole di usi, mode, gusti, costumi, abitudini. Una vetrina antropologico sociologica (ma anche ambientale: ristrutturazioni, restauri, adeguamenti) necessariamente sintetica ma non per questo meno interessante, che qui emerge da documenti d’archivio, oggetti collegati all’accoglienza, alla comodità e al benessere del pubblico, accessori, opere d’arte, più un cospicuo corredo fotografico anni 30/50 del ‘900 proveniente dell’archivio Locchi, per finire con una serie di ricostruzioni storiche e installazioni multimediali che guardano avanti, al pubblico di domani.
Come gli altri teatri, anche la Pergola fu sede nella sua lunga carriera, di intrattenimenti d’ogni tipo, estranei al teatro: feste, incontri sportivi, assemblee politiche, sfilate di moda, in una missione artistica che supera la contingenza e diventa sempre più culturalmente strutturata. La mostra resta aperta fino al 5 aprile. Ingresso libero. —
Gabriele Rizza
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