Il Tirreno

da livorno al festival 

Enrico Nigiotti: «Porto la passione provinciale»

Piero Negri

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livorno. Non capita spesso che si vada a Sanremo per due anni di fila. Enrico Nigiotti, che l’anno scorso aveva lasciato un segno con “Nonno Hollywood”, ci torna con “Baciami adesso”. «È un’altra faccia di me. Se quello era un pezzo nostalgico, questa è una canzone d’amore. È un dialogo con me stesso, in un momento di lontananza, che si conclude con un urlo, “Baciami, baciami adesso”, come quando hai paura, chiudi gli occhi e ti dici solo: spero finisca. È un lento, ma incalzante, e questa volta salgo sul palco con la chitarra elettrica, è una canzone che mi fa star bene, ha pathos».

Poco dopo Sanremo, Nigiotti esce con un album che si intitola “Nigio”, «è l’unico nome con cui mi han sempre chiamato». Livornese fiero («Stare qui è importante, ho bisogno di avere intorno persone libere, senza filtri, che non gliene frega niente se vai a Sanremo»), 33 anni, abita a due passi dal mare («D’estate attraverso le strisce pedonali e sono in acqua») è stato a Amici, X Factor, ma è decollato davvero con Sanremo: «Ho fatto un tour teatrale che è andato molto bene, ora mi sento un professionista. Non voglio deludere il mio pubblico, faccio tutto per essere all’altezza delle aspettative di chi ascolta le mie canzoni, anche quelle che non avevano avuto successo».

Nigiotti nasce chitarrista elettrico, innamorato del rock e più ancora del blues: «A 13 anni ho cominciato a suonare da solo copiando Eric Clapton, BB King, Jimi Hendrix. Niente musica italiana, fino a quando una sera due amici mi hanno fatto ascoltare “Angela” di Luigi Tenco. Mi sono innamorato di Tenco e di tanta musica italiana, anche se Tenco resta sempre il preferito, e poi ho iniziato a scrivere canzoni, la prima per la mi’ mamma che non stava passando un bel periodo. Come è successo? Non so, però funziona ancora così: ti arriva quella sensazione di malinconia addosso, cominci a suonare la chitarra, ci schiaffi sopra qualcosa in finto inglese. Ora cerco di stendere prima la melodia, poi i testi, a volte li cambio completamente, e una canzone d’amore diventa di protesta».

“Nigio” è un album interessante, vario, pieno di idee: «Ci ho lavorato di lima, come diceva Petrarca, ogni canzone è diversa dalle altre». Una si intitola “Pasolini”: «Su YouTube ho trovato un’intervista in bianco e nero in cui 50 anni fa descrive il mondo di oggi. Mi piace essere leggero, ma non distratto». Due parlano di città e provincia: «”Corso Garibaldi” racconta il livornese che vede Milano, la mia New York, che mi dava sempre malinconia, finiti gli appuntamenti rimanevo solo. “Il provinciale” invece sono io». C’è anche Giorgio Panariello: «Ne “L’ora dei tramonti”, cantautorale, . Alla fine c’è una specie di monologo, ho pensato al lato drammatico di Panariello da tutti visto come comico. Mi ha fatto un grande regalo». —

Piero Negri

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