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Scoprii Hot Rats a tredici anni e ora lo suono jazz “a modo mio”
La sua musica è un concentrato di generi e necessita un ascolto profondo. Suonarlo per un musicista è quanto di più stimolante possa esserci
Frank Zappa tentai di conoscerlo quando ero tredicenne. Mi si parò davanti sotto forma di un nastro con inciso l’album forse più famoso anche per chi non è dentro l’universo zappiano e cioè Hot Rats del 1969.
Ma ero giovane, troppo. E quella musica benché fosse il primo pezzo riuscii ad assimilarla anche se doveva essere ancora decodificata.
Il rock lo stavo scoprendo giorno dopo giorno, insieme allo strumento che ho sempre sentito dentro: la batteria. E ho studiato negli anni, sia la teoria musicale ma anche quella pratica, fatta di ore di musica nelle cuffie seduto su uno sgabello e con davanti a me qualsiasi cosa che fosse percuotibile anche solo con le mani.
Zappa poi per me è arrivato in modo più intenso nel 1989 quando avevo già 21 anni e fin da subito mi resi conto che la sua musica è un concentrato di generi. È un universo così vasto che necessita un ascolto profondo, una musica ricca di invenzione creativa e di sperimentazione. Dal rock, al jazz, alla contemporanea, passando per l’intrattenimento popolare mascherato da “serious music”. Suonarlo, per un musicista è quanto di più stimolante ed eccitante ci possa essere. La particolarità della sua musica che può essere annoverata come quella di uno dei più grandi compositori del ’900, sta anche nella sua reinterpretazione. Sì, proprio quella. Ed io dal 2004 ho deciso di “farlo mio” nel senso di arrangiare alcune delle sue più famose pagine nel modo che mi è venuto spontaneo: con una vera e propria band di 7 elementi virando però le sonorità verso un jazz-rock strumentale. La band si chiama Fattore Zeta e ha all’attivo 2 dischi, decine di concerti in Italia, e soprattutto due escursioni irripetibili: al festival Zappanale in Germania (una Woodstock zappiana di tre giorni che si tiene ogni anno dal 1989) e un concerto memorabile a Parigi.
Ogni musicista degno di nota non può non apprezzare le strutture dei pezzi e la difficoltà delle esecuzioni. A dicembre scorso, con tre elementi dei Fattore Zeta ho formato un trio jazz (Trio kadabra) che ha realizzato il primo cd, omaggiando proprio Hot Rats in una veste molto ricercata e intima, e con la speranza di suonare live al più presto. Suonare Zappa, è un po’ come diffondere un verbo. Un verbo, che per quanto mi riguarda è una buona parte della mia felicità. Sono 16 anni che lo suono. E non potrei stare senza.
* musicista
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