Donna e “Perfetta” come Geppi Cucciari «Non faccio lezioni e sfato qualche tabù»
L’attrice porta in scena l’ultimo monologo di Mattia Torre Un viaggio nel mondo femminile con ironia e sensibilità
Stasera sarà la comica e attrice Geppi Cucciari a salire sul palcoscenico della Città del Teatro di Cascina con “Perfetta”, l’ultimo monologo teatrale scritto da Mattia Torre, tra i più apprezzati drammaturghi della scena televisiva e teatrale italiana, recentemente scomparso. “Perfetta” racconta un mese della vita di una donna, in questo caso di una venditrice d’automobili, moglie e madre. Al centro c’è però il suo corpo femminile, regolato da cicli di cui spesso si parla con poca consapevolezza. Per questo il monologo, con ironia e qualche nota di amarezza, è innanzitutto un viaggio in sé stessi, come racconta al “Tirreno” la protagonista assoluta, Geppi Cucciari.
Partiamo dal titolo, “Perfetta”. Al giorno d’oggi cosa significa per una donna essere perfetta?
«La perfezione non esiste. La vita è un percorso naturalmente imperfetto. Essere donna significa certamente gestire molte cose della propria quotidianità con sinergie complesse».
Com’è la protagonista di questo monologo?
«La donna del testo non sono io, ma forse è una donna che somiglia a tutte le donne che quotidianamente si trovano ad avere a che fare con numerose incombenze, tra cui lavoro e famiglia, che spesso si sovrappongono. Il monologo è un modo unico di stare sul palco, è più faticoso ma crea anche un rapporto più intimo, speciale con chi viene in teatro a vederti».
Il racconto si basa sui cicli del corpo femminile. Come influiscono nella vita di una donna?
«Quello del ciclo è un pretesto per dare voce a tutti i nostri cambi di umore, energia, alle diverse reazioni che possono variare con l’alternarsi delle fasi che stiamo attraversando. Questo monologo non mina la nostra autostima, ma crea un’occasione di conoscenza. Io stessa ho imparato molto».
Ancora oggi il ciclo femminile è spesso trattato come un tabù. Cosa ne pensa?
«Non si vogliono impartire lezioni, ma solo sfatare qualche tabù. Come ho detto, io stessa ho imparato cose che non sapevo sull’argomento, che resta comunque solo un pretesto per raccontare la vita di una persona. Nello spettacolo si vogliono mettere in luce aspetti reali delle sfumature della vita delle donne e degli uomini che stanno loro accanto».
Come è nata la collaborazione con Mattia Torre? Il suo sguardo ha saputo indagare l’essere donna?
«Mattia Torre era un amico e affidarsi a lui è stata una scelta consapevole e felice. Lui scriveva delle cose della vita in un modo unico e il tema femminile non è stato un ostacolo, perché non esiste una scrittura di genere. Esistono persone sensibili che scrivono».
Con ironia e leggerezza, “Perfetta” porta a riflessioni anche amare. Quali sono alcuni spunti che lo spettatore può portare a casa?
«Non si tratta di un manifesto di luoghi comuni o di omologazione, bensì di conoscenza reciproca, condivisone, armonia e rispetto. Con un linguaggio ironico si affermano delle verità, senza voler fare un trattato. E anche se in scena ogni martedì la protagonista sembra una donna diversa, questo non vuol dire che noi donne siamo delle psicolabili in balia degli ormoni, alla base c’è sempre il nostro carattere e la nostra personalità».
Quanta strada c’è ancora da fare per una reale parità uomo-donna?
«Un cammino difficile che merita sempre attenzioni e rivendicazioni. La parità oggettiva passa di certo dalla parità di opportunità, nel lavoro per esempio, nella remunerazione a fine mese, e dal riconoscimento di un ruolo speciale per tutte le lavoratrici che vanno in maternità». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
