La storia della fotografia alla Regione acquistato l’archivio Fratelli Alinari
Immagini, negativi, lastre e volumi che saranno esposti a Villa Fabbricotti. Operazione da 15 milioni di euro
Il cartello al civico 15 di Largo Fratelli Alinari (dove finisce Via Nazionale e inizia piazza Stazione) recitava: “Vendita straordinaria per cessazione attività”. Era l'ottobre 2014. Finiva in un pericoloso cono d'ombra un patrimonio fotografico incredibile, fra i più importanti al mondo, soprattutto nel campo dell’arte, stimato in 5 milioni di pezzi: dai primi dagherrotipi alle moderne immagini digitali, tra cui 220mila negativi su lastra di vetro, una libreria di più di 26mila volumi oltre centinaia di apparecchiature datati da metà '800 a fine '900 (per rendere l’idea della sua imponenza, il londinese Victoria & Albert, il più importante museo dedicato al design e alla arti riproducibili, non supera gli 800mila articoli). Una storia, gli Alinari, partita nel 1852 quando il marchio registrato dai fratelli Leopoldo, Giuseppe e Romualdo, fece la sua comparsa a Firenze. Un giacimento che negli anni ha germinato, acquisendo altri fondi, archivi, collezioni, donazioni (Touring Club, Ansaldo, Istituto Luce, Teche Rai, Folco Quilici, Fosco Maraini), per poi fra una crisi e l'altra (debiti alti, bassi ricavi e una liquidazione, nel 2012, di una joint venture quadriennale con il gruppo Il Sole 24 Ore), finire in un mare di scatoloni, parcheggiati nei magazzini di Bologna e Calenzano. Ora, quella che Luca Doninelli nel suo “Salviamo Firenze” (Bompiani) efficacemente riassumeva in “la forza degli Alinari fu quella di aggiungere alla documentazione un tocco speciale”, scardina i depositi e ritrova la luce. Ma soprattutto il posto che le compete nel pantheon culturale del nostro Paese. Grazie alla Regione Toscana, dopo che nel dicembre 2018 la collezione è stata sottoposta a divieto di esportazione considerando la sua primaria importanza per la storia della fotografia. «Un patrimonio culturale di altissimo valore storico come l’archivio fotografico Alinari – ha dichiarato il presidente Enrico Rossi - non poteva che essere pubblico. Con questa acquisizione la Regione ha evitato che si disperdesse e che venisse venduto a privati. Sarà nostro compito valorizzarlo e promuoverne la conoscenza, favorendo l’accesso e la consultazione pubblica di questo che è uno dei più grandi archivi fotografici attualmente esistenti». Per gestirlo, garantirne la custodia e la corretta conservazione, organizzare le condizioni per l’utilizzazione e la fruizione pubblica e realizzare l’esposizione delle opere, entro aprile la Regione approverà un “Piano strategico di sviluppo culturale del patrimonio” poi procederà alla creazione di una Fondazione, nella quale potrebbe essere coinvolto anche il Mibact.
Il valore complessivo dell'operazione, pari a circa 15 milioni di euro, comprensivi anche dei lavori di adeguamento e ristrutturazione di Villa Fabbricotti, individuata per diventare la nuova casa del “Patrimonio Alinari”, è tutto a carico della Regione (tempo stimato per l'apertura della nuova sede 27 mesi). Resta il nodo del collocamento dei 22 dipendenti che a fine giugno 2019, dopo la chiusura dell'archivio e il cambio di proprietà dell'immobile di Largo Alinari, hanno ricevuto la lettera di licenziamento. «A breve sarà istituito un Comitato scientifico di alto livello – ha dichiarato l'assessore alla cultura Monica Barni - il patrimonio è di importanza internazionale, perciò avremo bisogno di persone altamente qualificate: confidiamo che tra queste ci siano anche coloro che hanno lavorato per tanti anni in Alinari, acquisendo così grandi competenze». In ogni caso, ci sarà una procedura di selezione pubblica. —
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