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Luca e Lucrezia di nuovo insieme:«In scena con un testo profetico»

Maria Teresa Giannoni
Luca e Lucrezia di nuovo insieme:«In scena con un testo profetico»

Barbareschi e Lante della Rovere nella nuova edizione di “Skylight” di Hare L’attore: «Una resa dei conti sentimentale che mette a confronto due mondi»

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La stagione di prosa del Teatro Goldoni entra nel vivo domani sera con la coppia formata da Luca Barbareschi e Lucrezia Lante della Rovere in “Il cielo sopra il letto/Skylight” di David Hare.

Lo spettacolo ha appena debuttato all’Eliseo di Roma ma il testo non è nuovo per i due attori che lo hanno già portato in scena 23 anni fa. Non è nuovo però soltanto in teoria, in mezzo ci sono due carriere che sono andate avanti in maniera autonoma, una storia d’amore nella vita reale finita tra i due e ora questo ritorno insieme almeno sulle tavole del palcoscenico.

Un po’ come succede ai due protagonisti della storia immaginata da David Hare in cui due ex amanti si ritrovano e nonostante l’amore e l’attrazione che provano uno per l’altra scoprono di essere ormai irreparabilmente diversi: lui a capo di una catena di ristorazione quotata in borsa, lei che si dedica al recupero di ragazzi svantaggiati; lui che gira con l’autista, lei che viaggia in autobus leggendo libri. E ben presto la storia intima diventa politica, il dissidio tra due modi di interpretare il mondo si fa insanabile. In scena accanto ai due mattatori c’è l’attore Paolo Marconi nei panni del figlio di lui che ha il compito di mediare tra le due solitudini degli adulti.

Già la prima volta – appunto 23 anni fa – Barbareschi, che è un esperto di teatro anglosassone (memorabili i suoi spettacoli da David Mamet) non si era lasciato scappare questo testo che Hare ha scritto nel 1995 e che è stato subito presentato nei teatri di Londra e a Broadway con grandi attori e molto successo. In questa riedizione Barbareschi firma la traduzione, l’adattamento (trasporta la vicenda in Italia e chiama lui Saverio e lei Elisabetta) e cura anche la regia.

Barbareschi, oggi più che mai quello di Hare si conferma un testo interessante e profetico.

«I grandi scrittori vedono lontano. Hare, presentando una resa dei conti sentimentale, mette a confronto due mondi dove non c’è sconto per la furbizia. I due protagonisti sono i rappresentanti perfetti da una parte di un sovranismo prepotente e becero e dall’altra di una sinistra con il suo buonismo stupido votata al suicidio. Eccola qua la situazione italiana».

E lei da che parte sta?

«Sto dalla parte dell’autore, David Hare che non si schiera con nessuno ma crea due personaggi molto forti che rappresentano molto bene la nostra realtà. Prendiamo l’immigrazione, ad esempio, che è il nodo di quel cattocomunismo italiano che ha una doppia morale, predica bene e razzola male. Io sono ebreo e sono più libero perché sono legato alla mia morale: pago le tasse, non passo col rosso. Sono stato in Parlamento, alla commissione trasporti e quando sono uscito ero più povero di prima. C’è antipatia per me perché sono uno che non transige. Avere successo qui è un delitto, in questo paese quello che domina è l’invidia sociale. Tutto questo smarrimento si potrebbe combattere con quella che chiamo l’opzione benedettina: ci si chiude in convento e ci si rimette a studiare».

Com’è stato tornare in palcoscenico 23 anni dopo con Lucrezia Lante della Rovere con cui ha convissuto per lungo tempo?

«Questo lavoro ci ha legato moltissimo emotivamente, ci ha coinvolto ed emozionato. Nel tempo non abbiamo mai perso i contatti, lei ha recitato in alcuni film di cui ero produttore. Oggi io ho 63 anni e lei 53, abbiamo un’altra consapevolezza. È diventata una grandissima attrice con una potenza straordinaria, come dimostra il successo che ha ottenuto anche recentemente nella fiction di Raiuno “La strada di casa”. Qui interpreta magnificamente il suo personaggio che ha delle battute molto intelligenti come quando dice: Trovo più piacere a parlare con una nigeriana che con un radical chic».

Lei presenta sempre i suoi lavori a Livorno. C’è un motivo?

«Questa città mi piace e vengo sempre molto volentieri. Le sono legato non fosse altro perché ha una comunità ebraica molto coesa. Conoscevo bene il rabbino Elio Toaf che arrivava giusto da Livorno».

Andrà a vedere la mostra di Modigliani?

«Spero proprio di farcela, la mattina dopo lo spettacolo. So che la città si è impegnata molto per realizzarla. Anch’io amo molto Modigliani». —

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