Le campanelle di Butterfly, ma pure Verdi e Mascagni
pistoia. «Ho scritto a Viareggio che ti spediscano le campanelle della Madama Butterfly. Ci vorranno nei prossimi giorni nel mese di marzo». Giacomo Puccini si rivolge con familiarità al cavaliere Filippo Tronci. Gli scrive una lettera, come di suo costume, su carta bianca. L’indirizzo è “Pistoia, Toscana”. I due si conoscono bene. Dai tempi della Tosca. Prima del 1900. Sono quasi d18 anni che i Tronci producono campane per il Maestro lucchese. Prima ancora era stato loro cliente Verdi.
La lettera è datata 26 gennaio 1917. È dentro la fondazione Luigi Tronci. Luigi Tronci, il nipote di Filippo, l’ha incorniciata e la conserva a Pistoia. Insieme alle campanelle della Butterfly. Si diverte anche a suonarle. «Questo è il do, qui si sete il mi». Sono campanelle da tavola. Emozionanti. Come il tam tam giapponese che anni fa andò a recuperare da Ricordi, su a Milano.
L’editore storico di Puccini - racconta Luigi Tronci, oggi 85 anni, all’inizio del nuovo millennio telefonò agli artigiani di Pistoia: «Mi chiamarono e mi dissero: “Stiamo chiudendo. Qui abbiamo un sacco di campane. Venga a prendere quello che desidera. Noi stiamo chiudendo”. Non potevo ignorare questo appello. Noi produciamo campane per il teatro da sempre. Ho preso un camion e sono andato su. Ho preso tutto quello che era rimasto, che non era finito nei teatri». Luigi Tronci lo doveva allo zio Filippo e anche agli altri antenati. A cavallo fra Ottocento e Novecento hanno prodotto campane per Verdi, Puccini, Mascagni «ma la nostra tradizione di famiglia risale a prima. Esistono listini Agati e Tronci del 1701. Noi siamo campanari da oltre tre secoli, anche se io sono rimasto l’ultimo discendente dei Tronci». E a lui spetta conservare la secolare tradizione di famiglia. Per questo ha creato la fondazione Luigi Tronci, a Pistoia dove i professori della Scala nelle settimane scorse sono andati a cercare e a noleggiare le campane per la Tosca che ha aperto la stagione lirica di Milano. Il maestro Riccardo Chailly, infatti, voleva riprodurre i suoni originali scritti da Puccini. E così è scattata la ricerca delle campane che il Maestro si era fatto realizzare dalla premiata ditta pistoiese. La ditta di sua fiducia: «Non bisogna pensare alle campane che si vedono nelle torri campanari e che pesano troppo e che non sono certo maneggevoli nei teatri. Le campane, anche quelle della Tosca, sono tubolari e possono avere un’altezza che varia da 2,80 a 3,50 metri. Se si suonano si sentono anche note molte basse».
Quando ne parla, Luigi Tronci ha gli occhi innamorati. Gli strumenti che conserva in fondazione sono tutti perfettamente funzionanti. Lo sanno bene i professori della Scala che per la Tosca si sono portati via tre delle sue campane. Del resto, il suo catalogo - che risale al 1912 - ci sono «campane e calibri per fare campane per varie opere: almeno una ventina da Wagner, a Puccini, da Mascagni, a Verdi. È un catalogo illustrato». Anche se il libro migliore, da sfogliare, è la memoria di Luigi Tronci. —
I.B.
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