Il presidio
La breakdance si scalda per le Olimpiadi, il grossetano Xedo tra i supertecnici nazionali
Edoardo Bernardini è tra i 24 italiani neoabilitati per preparare gli atleti della futura crew azzurra in vista di Parigi 2024
GROSSETO. Dal porticato davanti alla ex Standa all’agone olimpico di Parigi 2024? Non è solo un sogno e men che meno una follia. È, da pochissimo, una possibilità che si fa sempre più reale per i bboys e le bgirls di Grosseto e di tutto il mondo.
La breakdance sta infatti per entrare ufficialmente nel novero delle discipline olimpioniche in vista di Parigi 2024, prima e al momento unica danza che si affaccia ai Giochi con la “G” maiuscola.
E tra i ventiquattro tecnici in Italia abilitati alla preparazione degli atleti che sono stati selezionati dalla Fids, Federazione italiana danza sportiva, per conto del Coni, c’è il grossetano Edoardo “Xedo” Bernardini, 33 anni, ballerino, coreografo e insegnante di breaking, responsabile del settore breakdance e hip hop della scuola Odissea 2001.
Una doppia soddisfazione, per il mondo del breaking e per il ballerino maremmano, tra i principali esponenti di questa danza.
«Siamo arrivati all’ultimo step prima dell’ingresso ufficiale del breaking alle Olimpiadi – spiega Xedo – che avverrà pochi mesi prima di Tokyo 2020, e in questa prospettiva la Fids ha chiamato uno dei ballerini più forti d’Italia, Giuseppe Di Mauro, “Kacyo”, di Palermo, e ha organizzato un corso formazione in due moduli, a settembre e a ottobre, al Centro di preparazione olimpica di Formia».
Sono solo 24 i tecnici che hanno superato l’esame e ottenuto il diploma di tecnico federale di breakdance di secondo livello. A loro, adesso, spetta il compito di preparare i ballerini atleti.
«È stato un percorso lungo – dice Bernardini –. Di base la breakdance è una danza e, tra l’altro, la prima danza che riesce ad arrivare in un percorso sportivo e che si affaccia alle Olimpiadi. Dal punto di vista olimpico era da tanto che si voleva inserire una danza tra le competizioni. La breakdance è un’espressione artistica, con un aspetto culturale importante di danza di strada. Ma ha anche una forte impronta competitiva, basti pensare a come le crew si affrontano. Ed è proprio questo carattere che ha fatto leva. In più c’è l’aspetto atletico: ci sono movimenti presi dalla ginnastica artistica e viceversa». La codificazione dei movimenti per le competizioni olimpioniche è corso d’opera «ma il breaking è strutturato anche sull’improvvisazione e la personalità del ballerino che sono aspetti che si vogliono mantenere. E questo mi è piaciuto», dice Xedo.
Hip hop e breakdance sono ormai una realtà consolidata in Italia. La stima di quanti li pratichino è difficile, ma nelle scuole di danza è un corso irrinunciabile. A Grosseto a Odissea 2001 il progetto Breakdown di Xedo è attivo dal 2007, ed è un punto di riferimento per la cultura hip hop. La Nova Groove, la crew di punta della scuola, negli ultimi mesi ha vinto tre competizioni open.
«Noi siamo già in prima linea – dice Xedo – e questo riconoscimento nell’ambito delle Olimpiadi dà opportunità davvero grandi. Penso a come i ragazzi potrebbero entrare in un futuro club azzurro, o a essere assunti nelle forze armate per poter diventare atleti a tempo pieno, oppure, per i più giovani, potrebbero aprirsi percorsi specifici per permettere a chi frequenta ancora la scuola di allenarsi. Avendo un riconoscimento del genere, quello che fai acquista un nuovo e ulteriore valore».
Va da sé che la soddisfazione, per Xedo, è debordante: «Sono fiero di far parte di questa cosa, perché è uno step che può portare in un altro posto la breakdance e può portare i giovani, ma anche i grandi, molto lontano. Ed essere così in prima linea ci può offrire molto. La breakdance rimane quello che è: una forma d’arte basata sulla socializzazione. Ma questo affacciarsi alle Olimpiadi è un nuovo trampolino». —
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