Il Tirreno

TEATRO: L’INTERVISTA 

«Viktoria, la donna che arriva al successo interpretando l’uomo» I due volti della Pivetti

JEANNE PEREGO
«Viktoria, la donna che arriva al successo interpretando l’uomo» I due volti della Pivetti

Giovedì a Livorno, nel weekend a Pisa la commedia di Gamba «Doppio ruolo entusiasmante, fa riflettere sulle disparità»

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JEANNE PEREGO

È un doppio ruolo, maschile e femminile, quello in cui cimenta Veronica Pivetti nella commedia “Viktor und Viktoria” che sarà in scena a Livorno giovedì al Teatro 4 Mori e a Pisa al Teatro Verdi il 21 e 22 dicembre. Liberamente ispirato all'omonimo film di Reinhold Schünzel del 1933, riscritto e musicato da Giovanna Gra per la regia del livornese Emanuele Gamba, lo spettacolo è ambientato negli anni Trenta a Berlino, su cui già incombe l’ombra di Hitler e delle sue ideologie. Squattrinata e spinta dalla fame un’attrice, Susanne Weber, arriva dalla provincia alla ricerca di una scrittura. Qui incontra Vito Esposito, un attore emigrato da Napoli, disperato quanto lei, che le propone di partecipare a uno spettacolo “en travesti” in cui deve impersonare un uomo, Viktor, che si traveste da donna, Viktoria. E il successo arriva.

Veronica Pivetti, in Viktor und Viktoria lei si cala in panni maschili. Come ci sta?

«Benissimo, in realtà sono panni maschili che vesto solo per pochi minuti . Continuo a entrare e uscire da panni maschili per entrare in panni femminili, e viceversa. Sono due ore di spettacolo in cui prima sono uomo e poi donna e poi ancora uomo... È un incessante alternare identità sessuali diverse, ed è un ruolo entusiasmante».

Nella commedia la Weber/Viktoria arriva al successo artistico come uomo. Secondo lei le donne devono imparare qualcosa dagli uomini per riuscire nel mondo del lavoro?

«Più che altro dovrebbero essere ascoltate, basterebbe quello. Dovrebbero essere valutate senza pregiudizi. Fermo restando che tutti abbiamo sempre qualcosa da imparare, se le donne avessero le stesse possibilità degli uomini avrebbero qualcosa da insegnare, più che da imparare. Il problema è che non si parte mai pari in questo paese, sul lavoro, in famiglia, le donne partono con un handicap, e questo le obbliga a dover sempre dimostrare qualcosa. È quello che capita a Viktoria. Il mio personaggio fa un’operazione furba, mette nel sacco un’intera generazione di pubblico. E in più di una nazione, visto che diventa famosa anche all’estero. Imbrogliando, tutti l’accettano. Perché si deve arrivare a questo? Questa è ovviamente una favola, un paradosso, ma racconta la fatica di una donna ad affermarsi. Per farlo deve fingersi uomo, un’assurdità. Per due ore di spettacolo si può anche accettare, nella vita no».

A proposito di donne, lei ha appena pubblicato un libro intitolato “Per sole donne”, portato in libreria da Mondadori.

«Sì, è un romanzo provocatorio, un azzardo- forse anche immodesto -, un romanzo erotico-comico che intende far ridere sull’erotismo, soprattutto su quello della mia generazione, quello di una donna nei suoi 50 anni».

Un libro per sole donne, come recita il titolo?

«Sì, mi rivolgo alle donne perché mi fa piacere fare quadrato “con loro. In fondo è quello che accade nel romanzo, dove c’è un gruppo di donne che si racconta e si ritrova a raccontarsi le proprie vicende legate al sesso. Vuole essere una grande chiacchierata con le donne. Naturalmente sarei felicissima se anche gli uomini lo leggessero, così magari entrerebbero in un universo che non conoscono in questa veste. Le figure maschili non escono benissimo dalle pagine del libro. Escono come quelle che io ho conosciuto, alcune di loro quanto meno. Ma, sia chiaro, non ho scritto “contro qualcuno”, ho solo scritto a favore di qualcun altro. Scrivere contro gli uomini sarebbe una cosa sterile e sciocca, sono la prima a dirlo. Posso essere accusata di essere di parte, ed è vero: sono di parte perché sono una donna e rivendico il fatto di voler essere di parte». —

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